Sciopero scrutini, Firenze nel caos: al Marco Polo saltati 23 scrutini su 24, al Chino Chini 19 su 20

Pagelle congelate, scrutini rinviati e una città metropolitana che fa i conti con una mobilitazione fortissima a pochi giorni dall'avvio della Maturità. È la fotografia che arriva dagli istituti tecnici di Firenze e provincia, dove lo sciopero degli scrutini proclamato dalla FLC CGIL contro la riforma dell'istruzione tecnica voluta dal ministro Giuseppe Valditara ha trovato adesioni a tappeto, lasciando famiglie e studenti in attesa di sapere se saranno promossi, rimandati o bocciati.

I numeri della protesta scuola per scuola

I dati comunicati il 13 giugno 2026 dalla FLC CGIL Firenze raccontano un'adesione molto ampia. All'istituto Chino Chini di Borgo San Lorenzo, nel cuore del Mugello, sono saltati 19 scrutini su 20. All'istituto Calamandrei di Sesto Fiorentino la mobilitazione ha bloccato 3 scrutini su 6. Al Marco Polo di Firenze, nei primi due giorni di sciopero, sono stati rinviati 23 scrutini su 24, pari al 96% del totale previsto. Al Sassetti-Peruzzi l'adesione ha determinato il rinvio del 75% delle operazioni in programma. La FLC CGIL segnala inoltre adesioni diffuse anche in altri istituti del territorio, tra cui Meucci, Galileo Galilei e Ferraris Brunelleschi di Empoli.

Il quadro è quello di una protesta capillare, che non si limita a singoli casi isolati ma attraversa l'intera rete dei tecnici della città metropolitana. Il sindacato ha già annunciato che la mobilitazione proseguirà anche nei giorni successivi, negli istituti dove sono in programma ulteriori scrutini.

Pagelle congelate proprio mentre arriva la Maturità

Il tempismo della protesta è il vero nodo politico. Le commissioni dell'esame di Stato si insedieranno martedì 16 giugno 2026, mentre la prima prova scritta di italiano è fissata per giovedì 18 giugno 2026. Con gli scrutini rinviati, però, restano congelate non solo le pagelle delle classi intermedie, ma rischiano di slittare anche operazioni cruciali per il funzionamento delle scuole nelle prossime settimane: comunicazione degli esiti, calendarizzazione delle prove di recupero a settembre, organizzazione dei corsi estivi di sostegno.

Lo sciopero, peraltro, è stato proclamato con una decorrenza precisa: dal 13 al 21 giugno 2026, ed è rivolto al personale docente impegnato negli scrutini finali. Sono esclusi, secondo la disciplina vigente, gli scrutini propedeutici allo svolgimento degli esami conclusivi dei cicli di istruzione: la Maturità, insomma, non viene toccata direttamente, ma il clima nelle scuole è tutt'altro che disteso.

Perché si sciopera: la riforma dei tecnici nel mirino

Alla base della mobilitazione c'è la contrarietà a una riforma che modifica in profondità l'assetto degli istituti tecnici, rafforzando il collegamento con il sistema produttivo e introducendo nuovi modelli organizzativi e didattici. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha definito il nuovo assetto ordinamentale con il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, con applicazione a regime dal prossimo anno scolastico.

Le novità più discusse riguardano la riorganizzazione degli orari, la revisione delle classi di concorso, l'ampliamento dell'autonomia delle singole scuole nel personalizzare il triennio finale in base alle vocazioni del territorio e il consolidamento della cosiddetta filiera tecnologico-professionale, con la possibilità per gli istituti di aderire al percorso quadriennale collegato agli ITS Academy. Per la FLC CGIL la riforma è stata varata senza un adeguato confronto con il personale della scuola e penalizza sia la didattica sia gli organici.

Sull'altro fronte, il ministro Valditara ha più volte ribadito che la riforma non comporta tagli alle materie né agli organici, accusando i sindacati di linguaggio ideologico. La CGIL ha replicato rivendicando un'adesione massiccia allo sciopero nazionale del personale e ha annunciato la prosecuzione della mobilitazione, fino alla class action già messa in cantiere contro il provvedimento.

La spaccatura al Chino Chini: docenti contro docenti

Il caso più emblematico arriva da Borgo San Lorenzo. All'istituto Chino Chini la mobilitazione ha provocato una profonda spaccatura tra il personale. Giovedì 11 giugno 2026 un gruppo di docenti ha incrociato le braccia con l'obiettivo esplicito di bloccare gli scrutini, contando sul fatto che, in assenza dell'intero Consiglio di classe, la riunione di scrutinio deve essere sospesa per legge.

La risposta interna non si è fatta attendere. Oltre venti insegnanti dell'istituto hanno firmato un documento di dissociazione dallo sciopero, denunciando i disagi sia per le famiglie degli studenti sia per il corpo docente. Una seconda lettera ufficiale di dissociazione, indirizzata al dirigente scolastico e agli organi di stampa, è stata sottoscritta da circa trenta insegnanti, che hanno messo in evidenza i pesanti disagi logistici ed economici derivanti dal blocco delle operazioni.

Tra le voci favorevoli alla protesta, invece, c'è chi sostiene che lo sciopero punti a far ridiscutere la riforma, ritenuta dannosa per la qualità dell'offerta degli istituti tecnici. È una spaccatura che riflette, in piccolo, il dibattito nazionale sulla riforma e che mette dirigenti scolastici e collegi dei docenti in una posizione delicatissima, stretti tra il diritto di sciopero e il dovere di concludere l'anno scolastico nei tempi previsti.

Cosa rischiano studenti e famiglie

Per le famiglie il punto è concreto: le pagelle non escono nei tempi attesi e gli scrutini rinviati devono essere riconvocati. La normativa consente al dirigente scolastico di fissare nuove sedute non appena lo sciopero è terminato o, comunque, in tempi compatibili con il calendario di fine anno. Tradotto: chi è promosso lo saprà con qualche giorno di ritardo, chi ha il giudizio sospeso riceverà il quadro delle materie da recuperare a settembre presumibilmente più tardi rispetto allo standard, con possibili ripercussioni sull'organizzazione dei corsi estivi e sulle vacanze.

Diverso il discorso per le classi quinte, che restano fuori dal perimetro dello sciopero proprio perché i loro scrutini sono propedeutici alla Maturità. Per i maturandi, dunque, il calendario non cambia: insediamento delle commissioni il 16 giugno 2026, prima prova scritta giovedì 18 giugno 2026, seconda prova venerdì 19 giugno 2026. Ma il clima nelle scuole, con corridoi attraversati da volantini, assemblee e tensioni tra colleghi, non aiuta certo a iniziare il rush finale dell'esame di Stato nel modo più sereno.

Cosa succede ora

La FLC CGIL ha confermato che la mobilitazione proseguirà nelle scuole dove restano scrutini da effettuare, fino alla data ultima del 21 giugno 2026. Sul fronte politico, il sindacato sta lavorando a iniziative legali e a nuove proteste a livello nazionale, mentre il Ministero punta a far decollare il nuovo ordinamento dall'anno scolastico 2026/2027. Gli USR e le scuole, intanto, devono gestire l'emergenza pratica: riconvocare gli scrutini saltati, comunicare gli esiti agli studenti, garantire la regolarità della Maturità.

La partita, insomma, è tutt'altro che chiusa. E Firenze, con i suoi tecnici storici, è diventata in queste settimane uno degli osservatori privilegiati di una vertenza che riguarda l'intero sistema dell'istruzione tecnica italiana.

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