DDL Valditara, psicologi del Fvg in pressing: il problema è il silenzio degli adulti, non l'educazione sessuale

A undici giorni dall'approvazione definitiva in Senato del DDL Valditara sul consenso informato a scuola, e mentre l'opinione pubblica è ancora scossa dal caso dei versi inneggianti allo stupro comparsi nei bagni del liceo Torelli di Fano, il dibattito sull'educazione sessuo-affettiva nelle aule italiane si infiamma di nuovo. Lunedì 15 giugno 2026 l'Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia ha diffuso una nota dai toni netti: il vero pericolo per bambini e adolescenti non è un eccesso di educazione affettiva nelle scuole, ma esattamente il contrario, ovvero il silenzio degli adulti. Una posizione che si somma a quella espressa nei giorni scorsi dai colleghi pugliesi e da altri ordini regionali, e che riapre la discussione proprio nel momento in cui la legge si avvia alla fase attuativa, prevista per il prossimo anno scolastico.

Cosa dice la nota degli psicologi del Friuli Venezia Giulia

Il messaggio dell'Ordine è chiaro e diretto: quando famiglia e scuola rinunciano al dialogo, i ragazzi non smettono di porsi domande sul corpo, sugli affetti e sulle relazioni, ma vanno semplicemente a cercare risposte altrove. Quando gli adulti tacciono, bambini e ragazzi non smettono di farsi domande su corpo, affetti e relazioni: semplicemente cercano risposte altrove. Ed è proprio qui, secondo l'Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia, che nasce il problema. Il riferimento, neanche troppo velato, è all'oceano di contenuti che i minori incontrano quotidianamente su internet, sui social network e in modelli culturali spesso del tutto inadatti alla loro età.

Gli psicologi insistono su un punto che, nel dibattito pubblico, viene troppo spesso oscurato: l'educazione affettiva non è un'iniezione precoce di contenuti sessuali, ma un percorso graduale. Secondo l'Ordine degli Psicologi, l'educazione affettiva e sessuale basata su evidenze scientifiche e affidata a professionisti formati non coincide con un'introduzione precoce di contenuti. Si tratta, spiegano, di imparare a riconoscere le emozioni, comprendere il proprio corpo, costruire rispetto reciproco, distinguere ciò che è inappropriato o abusante da ciò che non lo è. Per questo, avvertono, trasformare questi percorsi in un tema divisivo o meramente opzionale rischia di lasciare soli proprio quei minori che, in famiglia, non trovano un interlocutore.

I numeri che spaventano gli esperti

A sostegno della propria posizione, l'Ordine cita alcuni dati che fotografano bene la distanza tra le richieste dei ragazzi e l'offerta formativa attuale. Il 94% dei giovani ritiene che la scuola debba fornire informazioni sulla sessualità, mentre il 30% degli adolescenti considera ancora la gelosia una prova d'amore. Due cifre che, lette insieme, raccontano una domanda di formazione altissima e, al tempo stesso, un sostrato culturale in cui comportamenti potenzialmente violenti vengono ancora normalizzati.

Il dato sul 94% non è isolato e trova riscontro in più indagini nazionali. Un significativo 72,7% dei giovani intervistati considera medici, psicologi ed esperti le figure più appropriate per trattare questi temi a scuola. Un quadro che, secondo gli psicologi, dovrebbe spingere le istituzioni a rafforzare i percorsi educativi piuttosto che a costruire ulteriori barriere burocratiche.

Cosa prevede il DDL Valditara diventato legge il 4 giugno

Il provvedimento attorno al quale ruota tutta la polemica è stato approvato in via definitiva dal Senato giovedì 4 giugno 2026. Il testo, già approvato dalla Camera e passato oggi con 78 voti favorevoli e 38 contrari, diventa legge. L'obiettivo è quello di regolamentare l'insegnamento dei temi legati all'educazione sessuo-affettiva. La nuova normativa interviene in modo differenziato sui vari ordini di scuola.

Per le scuole secondarie cambia il meccanismo di accesso ai progetti sul tema. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado diventa ora obbligatorio acquisire il consenso informato scritto dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, prima di avviare attività o progetti su sessualità e affettività. Tradotto: ogni iniziativa extracurricolare o didattica su questi temi dovrà passare da un'autorizzazione preventiva delle famiglie, con la condivisione anticipata di materiali e contenuti.

Per i più piccoli, invece, la stretta è totale. Il provvedimento vieta di svolgere qualsiasi lezione, corso o progetto didattico sulla sessualità nelle scuole elementari e dell'infanzia. È proprio questo il punto su cui si concentrano le maggiori critiche degli ordini professionali, che parlano di un'occasione persa per intercettare precocemente situazioni di disagio, abuso o cattiva informazione.

La voce del Ministro e la posizione del Governo

Il Ministro dell'Istruzione e del Merito ha rivendicato il provvedimento come una misura di tutela e trasparenza. Con l'approvazione definitiva del consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni. Una lettura politica che il Governo considera coerente con il proprio mandato e con la richiesta, espressa da una parte delle famiglie, di un maggiore controllo su ciò che entra in aula.

Sul fronte opposto, però, il coro delle proteste si è ampliato di settimana in settimana. Otto Ordini degli Psicologi chiedono di essere auditi dal ministro Valditara sul ddl che limita l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, imponendo la condivisione preventiva con le famiglie di tutti i materiali didattici. Una mobilitazione corale che attraversa il Paese e che ha trovato espressione anche nelle posizioni regionali più dure.

Gli psicologi pugliesi: un grave arretramento culturale

La presa di posizione del Friuli Venezia Giulia, infatti, si aggiunge a quella già diffusa il 9 giugno dalle Commissioni dell'Ordine degli Psicologi della Puglia, che hanno usato parole molto severe. Riteniamo che tale provvedimento rappresenti un grave arretramento culturale, educativo e sociale. Secondo gli psicologi pugliesi, il rischio non è soltanto tecnico-procedurale, ma riguarda l'impostazione di fondo: limitare l'accesso degli esperti significa, di fatto, ridurre gli strumenti di prevenzione disponibili.

La sintesi più tagliente arriva proprio dalla nota pugliese: il DDL Valditara mira a regolamentare in modo stringente l'insegnamento dei temi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Un'analisi che, secondo gli ordini regionali, va letta in parallelo con i dati di violenza di genere e con le crescenti richieste di supporto psicologico da parte degli adolescenti.

Il caso Fano e l'ombra che si allunga sul dibattito

Il confronto sull'educazione affettiva non è una discussione teorica. A pochi giorni dall'approvazione del DDL, la cronaca ha portato in superficie un episodio inquietante. Si firmano "I poeti del bagno" gli autori della poesia "Las Mujeres" (Le donne) comparsa alla fine di maggio nel bagno maschile, al piano terra del liceo scientifico Torelli, a Fano. Versi che inneggiano allo stupro e che hanno scosso l'intera comunità scolastica.

La vicenda non è rimasta confinata al perimetro scolastico. I versi sono comparsi il 26 maggio nella porta interna del bagno dei maschi, al piano terra del liceo Torelli. Fano, 11 giugno 2026 – "Las Mujeres" (Le donne) finisce negli uffici del commissariato di Fano. Un episodio che, nelle parole degli ordini regionali, mostra esattamente quanto sia urgente lavorare in profondità sul rispetto, sulla gestione delle emozioni e sulla decostruzione di certi modelli relazionali tossici.

Cosa succede ora nelle scuole

L'attenzione si sposta adesso sull'attuazione concreta. Le scuole secondarie di primo e secondo grado dovranno organizzarsi per acquisire il consenso scritto delle famiglie prima di ogni attività su sessualità e affettività, con tutto ciò che questo comporta in termini di calendarizzazione, modulistica e coinvolgimento dei collegi docenti. Per le scuole dell'infanzia e primarie, invece, qualunque progetto sul tema è ormai escluso.

Resta sullo sfondo la richiesta degli otto Ordini regionali di un confronto diretto con il Ministero, che potrebbe diventare il banco di prova politico delle prossime settimane. Nel frattempo, dirigenti scolastici, docenti e famiglie si trovano davanti a un quadro normativo nuovo, da applicare con strumenti operativi che ancora devono essere precisati. La domanda che, lette tra le righe, gli psicologi rivolgono all'opinione pubblica resta una sola: se non lo facciamo noi adulti, chi parlerà ai ragazzi di rispetto, consenso e relazioni?

Fonti