L'Italia che ama educa: il 16 giugno 2026 piazze in tutta Italia contro la Legge Valditara

Martedì 16 giugno 2026 segna l'avvio ufficiale della mobilitazione nazionale L'Italia che ama educa, una campagna promossa da una vasta rete di associazioni, sindacati e movimenti civici contro la cosiddetta Legge Valditara sul consenso informato a scuola. La giornata di presidi e raccolta firme parte dalla Puglia e si estende a numerose città italiane, in una coincidenza temporale tutt'altro che casuale: proprio nello stesso giorno si svolgono le riunioni plenarie delle commissioni della Maturità 2026, a poche ore dalla prima prova scritta in programma giovedì 18 giugno.

Da Lecce parte la mobilitazione: piazza Sant'Oronzo alle 19

Il via ufficiale alla campagna nazionale è fissato a Lecce, in piazza Sant'Oronzo, alle ore 19 di martedì 16 giugno 2026. Il presidio è promosso da una coalizione ampia che comprende Cgil, Arci solidarietà, Udu (Unione degli Universitari), Casa delle donne e una rete fitta di associazioni e cittadini. Lo slogan dell'iniziativa parla di una sfida culturale: garantire alle giovani generazioni il diritto a essere educate al rispetto, al consenso, alla parità e alla dignità della persona.

La scelta della Puglia come punto di partenza non è casuale. Da Lecce la campagna intende irradiarsi verso il resto del Paese, con presidi annunciati anche in altre città, sulla scia delle proteste già andate in scena nelle ultime settimane, come quella di Verona del 6 giugno 2026 nell'ultimo giorno di scuola. Al centro della piazza c'è una raccolta firme nazionale che mira a contestare il provvedimento appena entrato in vigore e a sollecitare un intervento del Parlamento sui temi dell'educazione affettiva e sessuale.

Cosa prevede davvero la Legge Valditara sul consenso informato

Il provvedimento contestato è stato approvato in via definitiva dal Senato giovedì 4 giugno 2026, con 78 voti favorevoli e 38 contrari, dopo una prima lettura alla Camera conclusa il 3 dicembre 2025 con 151 sì, 113 no e un astenuto. Il disegno di legge era stato presentato dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara il 23 maggio 2025.

La legge introduce quattro pilastri principali. Per le scuole dell'infanzia e per la scuola primaria, le attività extracurricolari e i progetti di ampliamento dell'offerta formativa che riguardino la sessualità e l'affettività sono di fatto esclusi. Per le scuole secondarie di primo e secondo grado, cioè medie e superiori, l'acquisizione del consenso informato scritto e preventivo dei genitori, o degli stessi studenti se maggiorenni, diventa obbligatoria per qualsiasi attività extracurricolare o progetto su questi temi. La norma prevede inoltre l'informazione preventiva alle famiglie, la possibilità di visionare i materiali didattici, l'intervento di esperti esterni soltanto previa delibera degli organi collegiali e l'obbligo di attività alternative per chi non aderisce.

Resta fuori dal perimetro del consenso informato l'educazione sessuale veicolata nei programmi curricolari ordinari, come quelli di scienze, che proseguono secondo le indicazioni nazionali vigenti.

Le ragioni del ministero: tutela dei minori e voce ai genitori

Il ministro Giuseppe Valditara ha rivendicato l'impianto della riforma sottolineando l'obiettivo di tutelare i bambini dalla confusione della cosiddetta propaganda gender e di restituire ai genitori voce sulle tematiche dell'identità di genere riferite ai figli adolescenti minorenni. Il riferimento, nelle parole del ministro, è all'articolo della Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Valditara ha aggiunto che, secondo l'impianto della legge, temi delicati come quelli legati all'identità di genere devono essere affrontati a scuola solo da figure professionali qualificate: medici, psicologi, professionisti seri.

Sulla stessa linea il sottosegretario all'Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, che ha parlato di un passo avanti in direzione della trasparenza, della correttezza informativa e della piena collaborazione tra scuola e famiglia. Frassinetti ha respinto le accuse di compressione dell'autonomia scolastica, precisando che l'educazione sessuale resta nei programmi curricolari di scienze e che l'obiettivo della legge è soltanto garantire che le famiglie siano pienamente informate sui contenuti delle attività più delicate.

Le critiche: arretramento culturale e diritti degli studenti

Sul fronte opposto, le organizzazioni promotrici della campagna L'Italia che ama educa parlano di un grave arretramento culturale. La principale obiezione riguarda il fatto che la legge, di fatto, vieta percorsi strutturati di educazione affettiva fino alla scuola secondaria, vincolando poi qualunque progetto al consenso scritto delle famiglie. Per i critici, questo significa lasciare migliaia di studenti senza strumenti adeguati per affrontare temi cruciali come il rispetto reciproco, il consenso nelle relazioni, la parità di genere e il contrasto alla violenza.

Il riferimento implicito è ai dati allarmanti sulla violenza di genere e ai femminicidi, che da anni hanno spinto pediatri, psicologi, associazioni femministe e parte del mondo della scuola a chiedere l'introduzione di percorsi sistematici di educazione affettiva e sessuale già dalla scuola primaria, sul modello di molti Paesi europei. L'Italia, ricordano i promotori della mobilitazione, rimane tra i pochi Paesi dell'Unione Europea senza un curricolo nazionale obbligatorio in materia.

La coincidenza con la Maturità 2026 e la plenaria del 16 giugno

La giornata di mobilitazione cade in un momento simbolicamente carico per il mondo della scuola. Martedì 16 giugno 2026, infatti, è la data fissata per l'insediamento delle commissioni dell'Esame di Stato e la riunione plenaria preliminare: il momento in cui presidenti e commissari si incontrano, definiscono i calendari e procedono all'estrazione della lettera che determinerà l'ordine dei colloqui orali. La prima prova scritta, quella di italiano, è in programma per giovedì 18 giugno 2026.

La sovrapposizione tra mobilitazione e plenarie d'esame amplifica la risonanza politica del confronto: nelle stesse ore in cui oltre mezzo milione di studenti si prepara all'ultimo atto del proprio percorso scolastico, le piazze chiedono al governo di tornare sui propri passi e di aprire un confronto con il mondo della scuola sulla riforma dell'educazione affettiva.

Cosa succede ora nelle scuole

Dal punto di vista pratico, le scuole secondarie italiane si troveranno a dover applicare la nuova normativa già a partire dall'anno scolastico 2026/2027. Per ogni progetto extracurricolare che tocchi temi di affettività o sessualità, i dirigenti scolastici dovranno predisporre un'informativa preventiva alle famiglie, raccogliere il consenso scritto, mettere a disposizione i materiali didattici e organizzare attività alternative per gli studenti i cui genitori non firmino l'autorizzazione.

L'introduzione di esperti esterni richiederà inoltre una delibera specifica degli organi collegiali, con un aggravio procedurale che molti dirigenti temono possa scoraggiare la programmazione di iniziative su questi temi. I sindacati della scuola hanno già annunciato che continueranno a vigilare sull'applicazione della legge, mentre la raccolta firme avviata con la mobilitazione del 16 giugno 2026 punta a costruire le basi per una proposta di modifica legislativa nei prossimi mesi.

La partita, dunque, è appena cominciata: con la legge in vigore da pochi giorni e le piazze che si riempiono, il tema dell'educazione affettiva e sessuale a scuola si conferma uno dei terreni di scontro politico e culturale più aspri di questa fase, destinato a segnare il dibattito pubblico ben oltre l'estate.

Fonti