Maturità 2026, 3 studenti su 4 si sono preparati con ChatGPT: l'IA sostituisce i gruppi di studio
A pochi giorni dal suono della prima campanella d'esame, fissata per giovedì 18 giugno 2026, la fotografia degli studenti italiani che si apprestano a varcare la soglia della commissione racconta una rivoluzione silenziosa ma profonda. Tre maturandi su quattro hanno affidato il proprio ripasso all'intelligenza artificiale, soprattutto a ChatGPT e ai suoi simili, mentre i tradizionali gruppi di studio fra compagni di classe — quelli con i quaderni sparsi sul tavolo della cucina e le merende a metà pomeriggio — stanno rapidamente perdendo terreno.
Il dato emerge dall'indagine condotta da Skuola.net insieme a Il Sole 24 Ore su un campione di circa mille studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori, rilanciata dall'ANSA nei giorni che precedono l'avvio degli esami di Stato. Una rivoluzione che, oltre a cambiare le abitudini di studio, apre interrogativi enormi sul rapporto tra apprendimento, autonomia cognitiva e dipendenza tecnologica.
Andando a guardare le percentuali nel dettaglio, il 47% dei maturandi dichiara di aver utilizzato l'intelligenza artificiale in modo intensivo durante la preparazione all'esame. A questa fetta si aggiunge un altro 27% che ne ha fatto un uso più sporadico ma comunque regolare: sommando i due dati si arriva al 74%, ovvero tre studenti su quattro.
Sull'altro versante, solo il 9% dei maturandi dichiara di non aver mai fatto ricorso ai chatbot durante quest'anno scolastico. Per cogliere la portata del cambiamento basta un confronto: alla vigilia della Maturità 2024, appena ventiquattro mesi fa, gli studenti che non utilizzavano l'IA erano il 24%. In due anni la quota di chi resta fuori dalla rivoluzione si è ridotta di quasi due terzi.
Il sondaggio scatta anche una fotografia molto pragmatica delle attività affidate ai chatbot. Il 61% degli utilizzatori abituali si rivolge all'IA per prepararsi a interrogazioni e verifiche, chiedendo schemi, riassunti o spiegazioni mirate. Quasi uno su due (48%) la consulta per ottenere idee e spunti da sviluppare in autonomia. Il 42% la usa per approfondire argomenti e fare ricerche, il 16% per esercitarsi con quiz e domande.
C'è poi una zona grigia, quella della delega totale, che fa molto discutere insegnanti e dirigenti scolastici. Il 38% si fa svolgere esercizi e problemi pratici, il 34% affida all'IA la scrittura di temi o riassunti, il 24% la usa per tradurre o farsi correggere i propri elaborati. Tradotto: una fetta non trascurabile di studenti non si limita a usare il chatbot come tutor, ma gli fa fare direttamente il compito.
Il capitolo che più fa riflettere riguarda però la consapevolezza dei ragazzi sui rischi. La consapevolezza del rischio è diffusa. Tre maturandi su quattro che utilizzano abitualmente i chatbot ammettono che l'eccessiva dipendenza potrebbe ridurre la loro autonomia cognitiva. Per il 26% il problema è già concreto: senza l'aiuto dell'IA si sentono meno preparati. Quasi la metà (49%) dichiara di aver perso qualcosa per strada, pur avendo cercato di mantenere un equilibrio tra supporto tecnologico e sforzo personale.
Solo uno su quattro si dice perfettamente in grado di fare a meno dell'assistenza artificiale. Un dato che, letto dalla cattedra, racconta meglio di tante analisi come sia cambiato il modo di prepararsi a un esame che, fino a pochi anni fa, vedeva il vocabolario di italiano e qualche fotocopia consunta come strumenti principali.
L'altra grande novità riguarda la dimensione sociale dello studio. Il pomeriggio passato a casa di un compagno per ripassare insieme storia o matematica, vero rito collettivo della vigilia, sta diventando un'eccezione. L'avanzata dei chatbot ridisegna anche le dinamiche tra compagni. Il 23% degli intervistati ammette di non sentire il bisogno di confrontarsi con i coetanei, perché tanto ha un'intelligenza artificiale con cui dialogare. I gruppi di studio, tradizionale rito della vigilia della Maturità, non scompaiono ma arretrano: solo il 17% si riunisce con frequenza quotidiana o quasi.
Il dialogo uno-a-uno con il chatbot, sempre disponibile, infinitamente paziente e capace di adattarsi al livello dell'interlocutore, sta progressivamente prendendo il posto del confronto orizzontale fra pari. Una trasformazione che riguarda non solo il metodo di studio, ma anche la dimensione relazionale che la scuola, da sempre, considera parte integrante della formazione.
Mentre il dibattito sull'IA infiamma le sale insegnanti, il calendario d'esame è ormai definito. Oltre 500 mila studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori d'Italia affronteranno il 18 giugno la prima prova scritta, uguale per tutti a prescindere dall'indirizzo scelto, e il 19 giugno la seconda prova scritta, differenziata sulla base dei vari percorsi formativi. Poi sarà il turno delle eventuali terze prove e infine delle prove orali. Ecco tutte le informazioni da sapere e le novità sulle prove dell'esame di Stato. La prima prova inizierà alle 08:30 del 18 giugno e sarà quella di italiano.
Il toto-tracce, come ogni anno, alimenta le chiacchiere nei corridoi: tra i nomi più gettonati per la prima prova torna Gabriele D'Annunzio, mentre cresce l'attenzione su Grazia Deledda e, non a caso, sull'intelligenza artificiale come possibile tema di attualità. Sarebbe un cortocircuito quasi poetico: l'IA come argomento di traccia per studenti che, in massa, l'hanno usata proprio per prepararsi.
Sul tavolo del Ministero dell'Istruzione e del Merito il dossier IA è aperto da tempo. Le Linee guida sull'intelligenza artificiale a scuola, varate nei mesi scorsi, e il piano di formazione da 100 milioni di euro rivolto ai docenti rappresentano i primi passi di una strategia che dovrà però fare i conti con una realtà che corre più veloce di qualsiasi circolare.
In sede d'esame le regole restano severe: durante le prove scritte è vietato l'uso di smartphone, smartwatch e qualsiasi dispositivo connesso. Ma il vero terreno di gioco, come mostrano i numeri dell'indagine, è quello che precede l'esame: il modo in cui i ragazzi studiano, scrivono, ragionano. E lì la normativa, oggi, arriva inevitabilmente in ritardo rispetto a un fenomeno che dilaga.
Per chi lavora nella scuola la fotografia che esce dal sondaggio è una chiamata a raccolta. Non si tratta di demonizzare ChatGPT — strumento utilissimo se governato — né di chiudere gli occhi davanti a una pratica ormai dilagante. Si tratta piuttosto di accompagnare gli studenti verso un uso consapevole, distinguendo l'IA come tutor dall'IA come scappatoia.
Una sfida che riguarda anche le famiglie: il 26% di ragazzi che senza chatbot si sente meno preparato è un campanello d'allarme che va oltre il singolo voto di maturità. Riguarda la capacità di affrontare l'università, un colloquio di lavoro, un problema imprevisto. Cinque giorni prima dell'orale, la commissione si troverà davanti una generazione che ha studiato in modo diverso da tutte le precedenti. E che, forse, dovrà imparare di nuovo a fidarsi anche di sé stessa.