Maturità 2026, allarme programmi: solo 1 studente su 5 ha finito Storia e Italiano

A quattro giorni dal via ufficiale della Maturità 2026, fissato per mercoledì 18 giugno 2026 con la prima prova scritta di Italiano, arriva una fotografia che fa discutere docenti, dirigenti e famiglie. Un'indagine condotta su circa mille maturandi e diffusa sabato 13 giugno 2026 racconta di programmi rimasti a metà, di regole d'esame poco chiare e di una generazione di studenti che si presenterà ai banchi con qualche lacuna di troppo. I numeri parlano da soli: appena uno su cinque ha completato il programma di Storia e di Letteratura italiana, e quasi la metà non è andata oltre la Seconda guerra mondiale.

Programmi incompleti: la Storia si ferma a Nagasaki

L'allarme arriva dall'Osservatorio dedicato all'esame di Stato e fotografa un quadro tutt'altro che rassicurante. Solo il 22% dei maturandi dichiara di aver terminato il programma di Storia, mentre il 23% afferma di aver chiuso quello di Letteratura italiana. La situazione più critica riguarda proprio Storia: parafrasando Carlo Levi, se Cristo si è fermato a Eboli, per molti studenti la Storia sembra essersi fermata a Nagasaki. Quasi uno studente su due, infatti, non è andato oltre la Seconda guerra mondiale, lasciando fuori dal ripasso decenni cruciali come la Guerra fredda, il boom economico, gli anni di piombo o la caduta del Muro di Berlino. Un buco che pesa soprattutto in vista del colloquio, dove l'attualità e i collegamenti interdisciplinari giocano un ruolo decisivo.

Le regole d'esame? Per molti restano un mistero

Al di là delle lacune sui contenuti, l'indagine mette in luce un secondo fronte di preoccupazione: la disinformazione sulle procedure. Il 15% dei maturandi è convinto che non sia necessario presentarsi con un documento d'identità per sostenere le prove. Una leggerezza che, il giorno della prima prova, rischia di tradursi in code, ritardi e momenti di panico davanti ai cancelli delle scuole. Ancora più sorprendente il dato sul colloquio orale: il 17% degli studenti crede ancora di poter essere interrogato su tutte le materie del piano di studi, ignorando una delle novità più discusse della riforma entrata in vigore quest'anno.

Il nuovo colloquio: solo quattro materie e niente scena muta

La Maturità 2026 debutta infatti con un orale profondamente cambiato. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato in Piattaforma UNICA le quattro discipline che caratterizzeranno il colloquio, individuate entro il 31 gennaio 2026. Il ministro Giuseppe Valditara ha presentato la novità come un esame che valorizza autonomia, merito e responsabilità degli studenti. Niente più, dunque, interrogazioni a tappeto su tutte le materie: il colloquio si concentra su quattro discipline selezionate dal Ministero e parte da una riflessione personale del candidato, sulla base dei materiali proposti dalla commissione.

L'altra grande novità riguarda la cosiddetta scena muta. Chi si rifiuta di sostenere il colloquio o non risponde alle domande rischia concretamente la bocciatura: la prova orale è obbligatoria e va affrontata, anche solo con un tentativo di risposta. Una scelta voluta dal Ministero per scoraggiare le proteste di chi, negli ultimi anni, aveva trasformato il silenzio in un gesto dimostrativo. Cambia anche il peso del voto in condotta, che torna a essere un elemento centrale per l'ammissione e per il punteggio finale.

Il calendario delle prove e i numeri della Maturità 2026

L'esame di Stato del secondo ciclo coinvolge oltre 527 mila studenti, con le commissioni già pubblicate online e l'insediamento previsto per martedì 16 giugno 2026. Il calendario è scandito dall'Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026, che disciplina tempi e modalità di svolgimento. La prima prova scritta di Italiano si terrà mercoledì 18 giugno 2026, uguale per tutti gli indirizzi e con sette tracce divise nelle tre tipologie (analisi del testo, testo argomentativo, tema di attualità). La seconda prova, diversa per ciascun indirizzo, è in programma per giovedì 19 giugno 2026. Subito dopo partiranno i colloqui, che proseguiranno fino alla chiusura degli scrutini.

Cosa portare il giorno della prima prova

Per evitare brutte sorprese davanti ai cancelli, vale la pena ricordare gli essenziali. Ogni candidato deve presentarsi munito di:

  • Documento d'identità valido (carta d'identità, passaporto o patente): è obbligatorio, contrariamente a quanto crede una fetta non trascurabile di studenti.
  • Penne nere o blu, possibilmente di scorta.
  • Vocabolario di Italiano per la prima prova; per la seconda prova i materiali consentiti variano in base all'indirizzo (dizionario di lingua, calcolatrice non programmabile, tavole numeriche, codici annotati per gli istituti tecnici e professionali).
  • Acqua e qualcosa da mangiare: le prove sono lunghe (sei ore per la prima, fino a otto per alcune seconde prove).

Vietati invece smartphone, smartwatch, auricolari e qualsiasi dispositivo elettronico: la commissione raccoglierà i telefoni all'inizio della prova e li restituirà solo all'uscita. Chi viene sorpreso a utilizzarli rischia l'annullamento immediato dell'esame.

Una corsa contro il tempo per famiglie e docenti

Il messaggio che arriva dai dati dell'Osservatorio è duplice. Da un lato c'è una questione didattica di fondo: programmi sempre più ricchi, ore curricolari spesso erose da assemblee, viaggi d'istruzione, attività di orientamento e progetti PCTO, finiscono per lasciare scoperti proprio gli ultimi capitoli, quelli che permettono ai ragazzi di leggere il presente. Dall'altro emerge un problema di comunicazione istituzionale: nonostante mesi di circolari, video e tutorial, una parte degli studenti arriva all'appuntamento con idee confuse su procedure elementari, come l'obbligo del documento o le regole del nuovo orale.

Per docenti e dirigenti scolastici è il momento di un ultimo sforzo di chiarezza: una riunione informativa, una circolare riepilogativa, anche solo un messaggio sul registro elettronico possono fare la differenza. Per i genitori, il consiglio è di tenere a portata di mano il calendario e i materiali consentiti. Per gli studenti, infine, il suggerimento è semplice: usare gli ultimi giorni non solo per ripassare, ma anche per leggere con attenzione l'ordinanza ministeriale e il documento del 15 maggio del proprio consiglio di classe, vera bussola del colloquio.

Una Maturità di transizione

Quella del 2026 sarà ricordata come una Maturità di transizione: prima edizione del colloquio a quattro discipline, debutto delle nuove regole sulla scena muta, ritorno della centralità del voto in condotta. In questo contesto, programmi rimasti indietro e regole non sempre digerite rischiano di pesare due volte. La prova del nove arriverà a partire da mercoledì 18 giugno 2026, quando oltre mezzo milione di studenti si siederà al banco con il foglio bianco davanti. Da lì in poi, come ogni anno, conteranno preparazione, lucidità e un pizzico di sangue freddo. Magari anche un buon ripasso del dopoguerra.

Fonti