Maturità 2026, il paradosso del Sud: in Calabria un diplomato su cinque col massimo, ma agli INVALSI è ultima

A sei giorni dall'avvio della Maturità 2026, la cui prima prova scritta è fissata per giovedì 18 giugno 2026 alle ore 8:30, i dati diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito raccontano un'Italia capovolta. Da una parte un Sud che colleziona voti altissimi all'Esame di Stato, dall'altra gli stessi territori che, secondo le rilevazioni INVALSI, mostrano le competenze più basse del Paese. Un cortocircuito che apre più di una domanda alla vigilia di un esame che coinvolgerà oltre mezzo milione di ragazzi.

I numeri della Maturità 2026: i 100 doppiano i 60

Partiamo dal quadro generale. A livello nazionale, il 7,1% degli studenti chiude il percorso con un perfetto 100/100, mentre un ulteriore 2,8% — pari a circa 14.000 ragazzi in tutta Italia — porta a casa la tanto ambita lode. Sommando le due categorie, quasi il 10% dei maturandi italiani esce dalle scuole superiori con il massimo dei voti.

Sul fronte opposto, chi si diploma con il 60, il cosiddetto "voto di sopravvivenza", rappresenta appena il 4,9% del totale. Tradotto: chi ottiene il punteggio massimo è quasi il doppio di chi si accontenta del minimo. Un dato che, di fatto, sfata il mito dell'Esame di Stato come scoglio insormontabile, ribaltando la percezione comune.

La macchina organizzativa, intanto, è imponente. Quest'anno il Ministero ha confermato il coinvolgimento di 527.607 studenti: 513.479 candidati interni e 14.128 esterni, esaminati da 13.989 commissioni distribuite su 27.884 classi. I licei mantengono la leadership storica con 273.854 maturandi.

La geografia delle eccellenze: la Calabria in testa, il Nord in coda

È sulla mappa regionale che il quadro si fa interessante. La Calabria domina incontrastata la classifica delle eccellenze: vanta la percentuale più alta di "100 e lode" (6,1%) ed è anche la regione con il maggior numero di diplomati con 100 tondo, al 12,0%. Tradotto in soldoni, quasi un maturando calabrese su cinque arriva al punteggio massimo.

Subito dietro, per quanto riguarda i 100 senza lode, si piazzano la Sicilia (10,3%), la Puglia (9,9%) e la Campania (9,5%), affiancate da ottime performance anche in Basilicata (8,9%) e Molise (8,3%). Fuori dal Sud, merita una menzione l'Umbria, che si difende benissimo sia sui 100 (8,6%) sia sulle lodi (4,4%).

Al contrario, il Nord mostra un quadro di maggiore rigidità nelle valutazioni apicali. In Valle d'Aosta la lode è praticamente un miraggio (0,3%) e i 100 senza lode si fermano al 3,0%. Anche Lombardia (4,0% di 100), Piemonte (5,0%), Trentino-Alto Adige e Veneto (entrambi al 5,1%) registrano percentuali di voti massimi ben al di sotto della media nazionale.

La maglia nera dei 60: in Lombardia il record di voti minimi

Se al Sud si concentrano le eccellenze, è al Nord che si trova il maggior numero di diplomati "per il rotto della cuffia". La maglia nera dei 60/100 spetta alla Lombardia, con il 6,8%, tallonata dalla Liguria (6,4%) e dal Veneto (6,0%). La Calabria, al contrario, si distingue per la percentuale più bassa d'Italia di diplomati al minimo, ferma al 2,9%, contro una media nazionale del 4,9%.

Un dato che, letto in superficie, sembrerebbe certificare una preparazione più solida degli studenti calabresi. Ma è proprio qui che la fotografia si capovolge, perché quei voti non collimano con quanto rilevato dai test standardizzati.

Il paradosso INVALSI: dove i voti sono più alti, le competenze sono più basse

Il Rapporto INVALSI 2025 fotografa una situazione speculare e quasi rovesciata. In matematica, alla fine del quinto anno delle superiori (il cosiddetto grado 13), solo il 50,7% degli studenti raggiunge livelli adeguati di competenza. Ma la media nazionale nasconde un divario territoriale enorme: nel Nord Ovest si arriva al 63,7% di allievi adeguati, nel Nord Est al 62%, mentre al Sud la quota crolla al 36,1%, con la Calabria fanalino di coda.

I dati di dettaglio sui capoluoghi calabresi sono impietosi: Catanzaro si ferma al 41,8% di studenti che raggiungono il livello base in matematica, Cosenza al 40,1%, Reggio Calabria al 44,5%, Vibo Valentia al 40,1%. Il dato più drammatico è quello di Crotone, che con il 31,2% registra il peggior risultato nazionale nelle competenze matematiche tra gli studenti dell'ultimo anno delle superiori.

La forbice si conferma anche nelle altre fasce d'età. In terza media, il livello degli studenti del Sud e delle Isole è del 15,7% al di sotto della media nazionale. E sul piano nazionale i test INVALSI 2025 segnano un peggioramento complessivo: italiano e matematica calano, con circa la metà degli studenti che non raggiunge livelli adeguati a fine quinta superiore.

La voce degli esperti: "Una contraddizione che chiama in causa la valutazione"

Sul tema è intervenuto il direttore di Tuttoscuola, Giovanni Vinciguerra Giuliani, con una considerazione netta sulla contraddizione fra i tanti 100 al Sud e i risultati ai test standardizzati: "Sull'alto numero di studenti del Sud, in particolare in Sicilia e Calabria, a conseguire punteggi molto alti va fatta una considerazione: sono gli stessi territori in cui, secondo i dati INVALSI e Ocse Pisa, le competenze sono più basse".

Una contraddizione che non è nuova: i confronti tra rilevazioni standardizzate ed esiti dell'Esame di Stato mostrano da anni che gli "eccellenti" alle prove INVALSI si concentrano al Nord, mentre i 100 alla Maturità spopolano nel Mezzogiorno. Il dibattito che ne deriva è acceso e tocca corde delicate: criteri di valutazione disomogenei tra commissioni, peso dei crediti scolastici, differenze culturali nell'attribuzione dei voti in itinere e — secondo qualcuno — anche una certa indulgenza che si traduce in voti più generosi.

Il vero scoglio è l'ammissione, non l'esame

C'è poi un altro elemento che ridimensiona la narrazione dell'esame-incubo: il vero sbarramento non è la Maturità in sé, ma lo scrutinio di ammissione. Per partecipare all'esame, da qualche anno a questa parte, bisogna aver raggiunto la sufficienza in tutte le materie, condotta inclusa. Nel 2025, ben il 3,5% degli studenti di quinto superiore non è stato ammesso alla Maturità.

Le regioni con le maglie più strette in questa fase preliminare sono state la Sardegna, con il 7,1% di non ammessi, la Liguria (5,0%) e il Trentino-Alto Adige (4,6%). Al contrario, gli scrutini si sono rivelati decisamente più clementi in Molise (2,6% di respinti), Campania, Valle d'Aosta e Veneto (tutte al 2,9%).

Una volta ammessi, la promozione è di fatto garantita: la media nazionale di chi viene bocciato al termine delle prove si attesta a un microscopico 0,3%, un dato che oscilla di poco da anni. In altre parole, una volta superato il consiglio di classe, il diploma è praticamente in tasca.

Cosa cambia nella Maturità 2026

Sul calendario non ci sono sorprese: la prima prova scritta di italiano si terrà giovedì 18 giugno 2026 alle 8:30, con sette tracce nazionali uguali per tutti gli indirizzi di studio. Il giorno successivo, venerdì 19 giugno, è in programma la seconda prova, diversa a seconda dell'indirizzo. Seguono gli orali, organizzati dalle commissioni a partire dalla settimana successiva.

L'esame mantiene il nuovo nome di "Maturità" (riportato in vigore al posto di "Esame di Stato") e introduce alcune novità nel colloquio orale, che dovrebbe configurarsi più come un dialogo che come una verifica nozionistica, con maggiore attenzione al pensiero critico degli studenti e alle loro capacità di collegamento tra discipline.

Il quadro complessivo, però, resta quello fotografato dai numeri: un'Italia spaccata in due tra eccellenze cartacee e competenze reali, con la Maturità che continua a confermare il proprio ruolo di rito di passaggio più simbolico che selettivo. Il vero terreno su cui giocare la partita della qualità del sistema scolastico, suggeriscono i dati, è altrove: nei banchi di tutti gli anni che precedono l'esame, non in quelli del 18 giugno.

Fonti