Maturità 2026, Linda della 'scena muta' del 2024: 'Lo rifarei, ma perdere l'anno è troppo. Non è servito a nulla'

A pochi giorni dal via degli scritti della Maturità 2026, fissata per giovedì 18 giugno 2026, torna a far parlare di sé il caso più discusso degli ultimi esami di Stato: quello di Linda Cecchetto, la studentessa del liceo classico Foscarini di Venezia che nel giugno 2024 scelse di fare scena muta davanti alla commissione. Una protesta clamorosa contro i voti ritenuti troppo bassi assegnati alla sua classe nella seconda prova di greco, che aprì la strada a una serie di gesti simili nel 2025 e, alla fine, alla stretta voluta dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: dal 2026 chi rifiuta il colloquio orale rischia la bocciatura.

In una nuova intervista, pubblicata in questi giorni, Linda fa un bilancio amaro di quella scelta: lo rifarebbe, ma riconosce che oggi, con le regole cambiate, perdere un anno per una protesta è un prezzo troppo alto. E aggiunge una considerazione che pesa: alla fine quella battaglia, dice, non è servita a nulla.

Cosa successe nel 2024: il caso del liceo Foscarini di Venezia

Per ricostruire la vicenda bisogna tornare alla Maturità 2024. Nella classe di Linda, al liceo classico Foscarini di Venezia, la seconda prova di greco si era chiusa con un bilancio impietoso: dieci insufficienze su quattordici elaborati, con diversi 3 in pagella. Le studentesse parlarono apertamente di un voto vissuto come un'umiliazione e decisero di rispondere all'orale con il silenzio.

Linda fu la prima a metterlo in pratica. Davanti alla commissione lesse una lettera di protesta in cui contestava il voto della seconda prova, poi rifiutò di rispondere alle domande. Il gesto, ripreso nei giorni successivi da altre compagne, fece discutere mezza Italia: per qualcuno era un atto di coraggio civile, per altri un boomerang che rischiava di compromettere il diploma e il futuro universitario delle ragazze. Lo stesso ministro Valditara intervenne ordinando verifiche ispettive sui commissari e sulla congruità delle valutazioni.

L'intervista del 2026: 'Lo rifarei, ma oggi perderei l'anno'

Due anni dopo, a Maturità 2026 alle porte, Linda torna a raccontare la sua versione. Il senso del messaggio è duplice. Da un lato rivendica la scelta del 2024 come una presa di posizione necessaria contro un sistema di valutazione che, dice, schiaccia gli studenti. Dall'altro ammette con lucidità che, con la nuova ordinanza in vigore, ripetere quel gesto significherebbe non diplomarsi.

'Lo rifarei, ma perdere l'anno per una protesta è troppo': è il passaggio più citato dell'intervista. E ancora: 'Non è servito a nulla', perché – sostiene – la sua generazione non viene davvero ascoltata e perché, alla prova dei fatti, il dibattito acceso allora non ha portato a un ripensamento del modo in cui si valutano gli studenti, ma a una norma punitiva nei confronti di chi protesta in quel modo.

Se oggi fosse al posto dei maturandi 2026, racconta Linda, non sceglierebbe più la strada del silenzio in commissione: andrebbe regolarmente all'orale, esporrebbe il proprio percorso e il proprio progetto, e userebbe semmai il tema d'italiano – trasformato in una traccia personale – per denunciare ciò che non funziona nella scuola italiana. Un cambio di strategia che dice molto di come è cambiato il contesto in appena due anni.

La stretta di Valditara: dal 2026 scena muta uguale bocciatura

Il caso Foscarini, e soprattutto la sua replica nel 2025, è il motivo per cui il governo è intervenuto. Con il decreto legge 127/2025 e la nuova ordinanza ministeriale firmata dal ministro Valditara, la Maturità 2026 cambia volto: torna ufficialmente a chiamarsi 'esame di maturità' al posto di 'esame di Stato', l'orale viene articolato su quattro discipline individuate dal Ministero e le commissioni vengono riportate a cinque membri più il presidente.

La novità più discussa, però, è proprio quella che riguarda lo 'sciopero dell'orale'. Le tre prove – due scritti e il colloquio – vanno svolte tutte regolarmente: chi si rifiuta di sostenere attivamente il colloquio, restando in silenzio senza una reale giustificazione, rischia ora la bocciatura automatica, indipendentemente dal punteggio accumulato negli scritti e dal credito scolastico. In altre parole: il 'tesoretto' di voti maturato negli anni non basta più a salvare il diploma se si sceglie la strada del silenzio.

Il punteggio massimo per la fase orale resta fissato a 20 punti, ma il messaggio politico è chiaro: la protesta silenziosa, dal 2026, non è più una scorciatoia indolore.

L'orale come 'dialogo': la linea del Ministero

Mentre il caso Cecchetto torna sui giornali, dal viale di Trastevere arriva un altro tassello. In un video diffuso dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, Flaminia Giorda, alla guida della struttura tecnica degli esami di Stato, ha ribadito l'impostazione del nuovo colloquio: non più una somma di interrogazioni, ma un vero e proprio dialogo con la commissione.

L'orale, ha spiegato, non si aprirà più con un materiale da commentare per costruire collegamenti tra le discipline, ma con una breve riflessione personale del candidato sul proprio percorso scolastico e umano, anche a partire dalle informazioni contenute nel Curriculum dello studente. Subito dopo, la commissione proporrà domande e approfondimenti sulle quattro materie individuate dal Ministero per l'indirizzo di studi.

Il cambio di denominazione da 'esame di Stato' a 'Maturità', ha sottolineato Giorda, non è puramente formale: l'esame è chiamato a valutare non solo le conoscenze, ma anche l'autonomia e la responsabilità del candidato. Da qui anche l'insistenza del Ministero sul fatto che le tre prove vanno tutte affrontate: non è più ammissibile, ha avvertito, che un candidato rifiuti di sostenerle.

Il calendario della Maturità 2026

Per quasi mezzo milione di studenti italiani il countdown è ormai questione di giorni. La prima prova scritta di italiano è in programma per giovedì 18 giugno 2026, la seconda prova – quella di indirizzo – per venerdì 19 giugno 2026. A seguire partiranno i colloqui orali, secondo il calendario fissato da ogni singola commissione.

Sul fronte dei contenuti, le novità più rilevanti sono tre: l'orale concentrato su quattro discipline, la riflessione iniziale del candidato sul proprio percorso e l'obbligo di sostenere effettivamente il colloquio, pena la bocciatura. Una cornice che cambia gli equilibri rispetto agli ultimi anni e che, soprattutto, prova a chiudere una volta per tutte la stagione delle 'scene mute' di protesta.

Una protesta utile o un autogol? Il dibattito non si chiude

La testimonianza di Linda Cecchetto, a due anni di distanza, restituisce un quadro tutt'altro che semplice. Per chi guarda al gesto del 2024, la studentessa veneziana è la ragazza che ha avuto il coraggio di rompere il rito della Maturità per denunciare un problema reale, quello dei voti percepiti come ingiusti e di una valutazione spesso vissuta come ansiogena. Per altri, invece, quella scena muta ha finito per produrre solo un effetto: una stretta normativa che oggi rende molto più rischiosa qualsiasi forma di contestazione in sede d'esame.

Resta sullo sfondo il nodo che la vicenda ha portato a galla: il rapporto tra studenti, insegnanti e valutazione. Una questione che la nuova Maturità prova ad affrontare insistendo sull'idea del colloquio come 'dialogo' e sulla valorizzazione del percorso personale, ma che difficilmente si esaurirà con un'ordinanza. Per i maturandi 2026, intanto, il messaggio è chiaro: davanti alla commissione bisognerà parlare. Anche quando, magari, si avrebbe voglia di gridare il proprio dissenso.

Fonti

Ultima Modifica: 12 Giugno 2026 12:34