Nereto, prof aggredito al Peano-Rosa: 25 giorni di allontanamento per tre studenti, il quarto archiviato
La vicenda dell'istituto di istruzione superiore Peano-Rosa di Nereto, in provincia di Teramo, ha un nuovo capitolo. Il consiglio d'istituto, riunitosi sabato 13 giugno 2026, ha deciso le sanzioni disciplinari nei confronti degli studenti che nelle settimane precedenti avevano aggredito il professore di diritto Antonio Strozzieri all'uscita dall'aula di una classe prima dell'istituto tecnico. La decisione: venticinque giorni di allontanamento dalla comunità scolastica e, in parallelo, l'avvio di percorsi educativi mirati alla responsabilizzazione personale e al successivo reintegro. Una scelta che, nella sostanza, prova a tenere insieme la fermezza della punizione e l'idea che la scuola debba restare il luogo dove i ragazzi imparano dai propri errori.
L'elemento che ha fatto più discutere, nel paese della Val Vibrata e ben oltre i confini abruzzesi, riguarda il numero degli alunni colpiti dal provvedimento. Rispetto alla prima istruttoria interna e alla denuncia originaria, che ipotizzavano il coinvolgimento di quattro quattordicenni, le sanzioni disciplinari hanno riguardato soltanto tre dei ragazzi inizialmente coinvolti nella vicenda. Il quarto, in sostanza, è stato 'graziato' dall'organismo scolastico: l'istruttoria interna ha infatti accertato che non avrebbe partecipato attivamente al parapiglia che è costato al docente il ricorso alle cure del pronto soccorso dell'ospedale di Sant'Omero, con otto giorni di prognosi. Una distinzione importante, soprattutto per le famiglie e per i ragazzi stessi, anche se sul piano penale la situazione resta diversa: l'inchiesta della procura per i minorenni dell'Aquila prosegue infatti il suo corso autonomo.
I fatti risalgono alle settimane precedenti. Il professore di diritto Antonio Strozzieri è stato insultato e spintonato all'uscita dall'aula da alcuni alunni di una prima dell'istituto tecnico del Peano-Rosa di Nereto. Una scena che ha avuto un'eco nazionale, anche perché si è inserita nella lunga sequenza di episodi di violenza contro i docenti che, da Parma a Capo d'Orlando, sta scuotendo il sistema scolastico italiano. La denuncia, presentata dall'insegnante insieme alla dirigente scolastica Margherita Trua, ha aperto un fascicolo presso la procura per i minorenni dell'Aquila guidata dal procuratore David Mancini. L'accusa ipotizzata per i quattro studenti minorenni inizialmente indagati, di età compresa tra i 14 e i 15 anni, è quella di lesioni aggravate, con l'aggravante di aver colpito un pubblico ufficiale, come è il docente nell'esercizio delle sue funzioni durante le lezioni.
Nel suo intervento pubblico subito dopo la decisione del consiglio d'istituto, il professor Strozzieri ha mantenuto la linea di apertura che lo aveva caratterizzato fin dai primi giorni dopo l'aggressione. Già nei giorni precedenti l'insegnante si era detto disposto a perdonare i quattro studenti e a ritirare la denuncia, a una condizione precisa: che i ragazzi capissero realmente la gravità di ciò che avevano fatto. Commentando la sanzione adottata dall'istituto, ha auspicato che gli alunni coinvolti possano imparare la virtù dell'empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni dell'altro. Una posizione che, nel dibattito pubblico, è stata letta come un richiamo al ruolo educativo della scuola, oltre che a quello sanzionatorio. Lo stesso docente, nelle interviste rilasciate dopo i fatti, aveva ammesso però anche un dubbio personale molto umano: non sapere ancora se sarebbe stato in grado di rientrare in aula.
La misura adottata dal consiglio d'istituto del Peano-Rosa è una delle più gravi previste dal regolamento di disciplina degli studenti delle scuole secondarie. L'allontanamento dalla comunità scolastica per un periodo superiore ai quindici giorni, infatti, può essere disposto soltanto dal consiglio d'istituto e va sempre accompagnato, secondo l'impostazione del DPR 249/1998 (lo Statuto delle studentesse e degli studenti) e successive modifiche, da un percorso di recupero e di responsabilizzazione. Nel caso di Nereto la scuola ha scelto proprio questa strada: ai 25 giorni fuori dalle lezioni si affianca un percorso educativo personalizzato, propedeutico al reintegro nella comunità scolastica.
Si tratta di attività che, di norma, comprendono incontri di riflessione sui temi della legalità, del rispetto delle figure adulte e dell'autorità del docente, lavori socialmente utili all'interno o all'esterno della scuola, colloqui con psicologi e con esperti del mondo dell'educazione. L'obiettivo dichiarato non è solo punire, ma trasformare l'episodio in occasione di crescita, evitando che la sospensione diventi una vacanza forzata. Per i tre studenti coinvolti, peraltro, l'allontanamento di 25 giorni potrebbe avere conseguenze rilevanti anche sul piano del profitto scolastico: l'ipotesi della bocciatura, già evocata nelle settimane precedenti, resta concreta visto il momento dell'anno in cui i fatti si sono verificati.
Il caso di Nereto, fin dai primi giorni, è entrato sui tavoli del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Il ministro Giuseppe Valditara aveva contattato personalmente la dirigente scolastica Margherita Trua subito dopo l'aggressione, esprimendo solidarietà al docente e ribadendo una linea di severità verso chi alza le mani in classe. Nelle dichiarazioni ufficiali diffuse dal dicastero di viale Trastevere, il ministro ha sottolineato la necessità di ripristinare il rispetto dell'autorità dei docenti, escludendo qualsiasi indulgenza nei confronti dei violenti e ricordando che la scuola deve essere il luogo dell'educazione e del rispetto, non della prevaricazione e della prepotenza. Una posizione che si inserisce nel solco delle recenti scelte legislative del Governo in tema di aggressioni a personale scolastico, dall'inasprimento delle pene per chi colpisce un docente all'introduzione di percorsi di rieducazione obbligatori per i minori coinvolti.
La vicenda del Peano-Rosa diventa così, suo malgrado, un piccolo precedente di metodo. Tre sospensioni lunghe, un quarto studente uscito indenne dalla sanzione disciplinare grazie alla distinzione tra chi ha agito e chi era presente, un fascicolo penale ancora aperto al tribunale per i minorenni dell'Aquila e un docente che, pur ferito, sceglie la strada del perdono condizionato alla comprensione. È il ritratto di una scuola italiana che, di fronte all'aumento delle aggressioni in aula, prova a costruire risposte non solo punitive ma anche educative. Resta da capire, nelle prossime settimane, se i tre studenti accetteranno fino in fondo il percorso proposto dall'istituto e se la denuncia penale verrà davvero ritirata, come il professor Strozzieri si è detto disposto a fare. Sullo sfondo, una domanda che riguarda tutti, dai genitori ai dirigenti scolastici, dai docenti agli stessi studenti: come si insegna, oggi, il rispetto delle regole e delle persone a quattordici anni?