San Stino di Livenza, 350 lumini bianchi davanti alla scuola Toniolo per la prof Chiara Guerra

Un cerchio di luce, un grande cuore di lumini con al centro un nome, Chiara, e poi il silenzio rotto soltanto dalle note di un pianoforte. La comunità scolastica di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, si è raccolta nei giardini della scuola media Giuseppe Toniolo per dare l'ultimo saluto a Chiara Guerra, la professoressa di 53 anni uccisa dal nipote diciassettenne giovedì 11 giugno 2026 e ritrovata senza vita nel fiume Lemene martedì 16 giugno 2026.

Trecentocinquanta lumini per la 'Prof con la P maiuscola'

Davanti all'istituto comprensivo si sono ritrovati in 350 tra alunni, docenti, personale ATA, genitori e semplici cittadini. Ognuno con un lumino acceso in mano, hanno formato un cerchio all'inizio del porticato della scuola e al centro di un grande cuore di lumini bianchi era scritto il nome di Chiara. Il raccoglimento è durato poco più di un quarto d'ora, in un silenzio che il cronista presente ha descritto come 'irreale', interrotto solo da lacrime trattenute a fatica.

A leggere i pensieri raccolti tra gli insegnanti è stata Lucia Tracanzan, ex docente della scuola, accompagnata dal sottofondo musicale di un pianoforte. Le colleghe la ricordano come una professoressa che 'viveva per i suoi ragazzi', capace di farsi rispettare con equilibrio: 'Lei era la Prof con la P maiuscola', ha sussurrato un'insegnante. 'Sapeva farsi ascoltare e rispettava i ragazzi'.

I cartelloni degli studenti: 'Faremo un bell'esame per lei'

Sui cancelli della scuola e davanti alla casa colonica della famiglia Guerra, dove la donna viveva, gli studenti hanno appeso due grandi cartelloni azzurri pieni di messaggi. Su uno si leggeva: 'Cercheremo di fare un bell'esame in modo che lei possa essere orgogliosa di noi. Rimarrà sempre nei nostri cuori'. Sull'altro, firmato dalla 2ª A: 'Avremmo voluto percorrere tutti e tre gli anni delle medie insieme a lei, ma il destino ha deciso diversamente'.

La cerimonia è arrivata in un momento delicatissimo per la scuola: i ragazzi di terza media stanno affrontando proprio in questi giorni le prove scritte e orali dell'esame conclusivo del primo ciclo. La dirigenza ha scelto una soluzione di buon senso, concedendo a chi non se la sente di sostenere le prove la possibilità di rinviarle alla settimana successiva.

Il sindaco e la dirigente: 'San Stino è una comunità'

A prendere la parola, oltre alla lettrice, sono stati la dirigente scolastica e il primo cittadino. Maria Naressi, dirigente dell'istituto, ha aperto il momento di raccoglimento ricordando come la serata, pur segnata dalla tristezza, dovesse essere anche 'un momento di speranza' per fissare nella memoria il sorriso di Chiara e i momenti condivisi con lei.

Il sindaco Gianluca De Stefani ha sottolineato il significato collettivo della partecipazione: 'Essere così tanti è il segno di quanto Chiara era benvoluta e stimata da alunni e colleghi. Questa sera ci sono anche persone della comunità sanstinese, questo vuol dire che San Stino è una comunità'. Poi un messaggio diretto ai ragazzi: 'Vi dico di darvi forza perché la vostra professoressa, come avete scritto nei vostri cartelloni, vuole che facciate un bell'esame'. Il primo cittadino ha anche annunciato che il Comune organizzerà una propria iniziativa pubblica nei prossimi giorni.

Chi era Chiara Guerra

Cinquantatré anni, riservata, senza figli, Chiara Guerra insegnava italiano, storia, geografia ed educazione civica alla scuola media Toniolo dell'istituto comprensivo Rita Levi Montalcini di San Stino di Livenza. Era la docente con il monte ore più alto nelle sue classi e questo, agli occhi degli studenti, l'aveva resa molto più di una semplice insegnante. La passione per la scuola era un'eredità di famiglia: la madre era stata maestra, così come il fratello, padre del nipote diciassettenne ora accusato dell'omicidio.

Proprio la dedizione di Chiara al suo lavoro è stata, paradossalmente, l'elemento che ha fatto scattare il primo allarme. La professoressa era stata convocata come membro della commissione per gli esami di terza media: la sua assenza ingiustificata, totalmente inusuale per una docente sempre puntuale e presente, ha insospettito colleghi e dirigenza, che hanno avvisato i familiari e poi le forze dell'ordine.

L'omicidio, la confessione e il ritrovamento del corpo

Il quadro accusatorio ricostruito dai carabinieri e dalla Procura per i minorenni è agghiacciante. Il nipote diciassettenne ha confessato di aver ucciso la zia con almeno 16 coltellate all'interno della legnaia dell'abitazione di famiglia, giovedì 11 giugno 2026. Dopo l'aggressione, secondo la ricostruzione resa al magistrato Carmelo Barbaro della Procura competente, il ragazzo avrebbe caricato il corpo della donna su una carriola, percorrendo a piedi circa un chilometro tra strade e campi prima di gettarlo in un canale.

Le ricerche, durate giorni, hanno coinvolto vigili del fuoco, sommozzatori, droni, elicotteri e il reparto Saf dei caschi rossi. La preoccupazione degli inquirenti era che la corrente potesse trascinare la salma verso la foce del Lemene e poi nell'Adriatico, rendendone impossibile il recupero. Martedì 16 giugno 2026 il corpo è stato individuato a chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato, all'interno di un sacco, nelle acque del fiume Lemene.

Il movente: un rimprovero e l'eredità contesa

Resta aperto il capitolo del movente. Il diciassettenne, davanti agli inquirenti, ha parlato di un rimprovero ricevuto dalla zia come scintilla dell'aggressione, ma per i carabinieri una scaramuccia familiare non basta a spiegare una reazione così feroce. Gli investigatori stanno ricostruendo a ritroso i dissidi che da mesi avevano minato gli equilibri della famiglia Guerra, in particolare un contenzioso legato a una questione di eredità: un podere familiare di circa 5mila metri quadrati che i due fratelli, entrambi insegnanti, dovevano amministrare insieme. Testimoni sentiti dagli inquirenti hanno raccontato di frequenti litigi tra la vittima e il padre del ragazzo per motivi economici. Il minorenne resta in carcere con l'accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire se abbia agito davvero da solo.

Una scuola che si stringe attorno ai suoi ragazzi

Mentre la cronaca giudiziaria seguirà i suoi tempi, la comunità della Toniolo è chiamata in queste settimane a un compito difficile: accompagnare i ragazzi di terza media nelle prove conclusive del primo ciclo senza nascondere il dolore, ma trasformandolo in un gesto di responsabilità. La scelta della dirigenza di lasciare libertà sui tempi dell'esame, insieme alla decisione di organizzare un momento collettivo di memoria con lumini, musica e cartelloni, racconta una scuola che prova a fare ciò che ha sempre fatto Chiara Guerra in classe: dare ascolto, rispetto e forza ai suoi alunni. Anche, soprattutto, quando le parole sembrano non bastare.

Fonti