Chiara Guerra, trovato nel fiume Lemene il corpo della prof del Toniolo uccisa dal nipote 17enne

Il corpo di Chiara Guerra, la professoressa di 53 anni scomparsa giovedì 11 giugno 2026 e uccisa dal nipote diciassettenne, è stato ritrovato martedì 16 giugno 2026 nelle acque del fiume Lemene, a chilometri di distanza dal punto in cui era stato gettato. Le ricerche, andate avanti per quasi tre giorni nel canale Malgher di San Stino di Livenza (Venezia), si sono concluse intorno alle 9.30 in località Settesorelle, non lontano da un'aviosuperficie, dove la corrente aveva trascinato la salma ben oltre il punto iniziale di abbandono. Una storia che ha sconvolto un'intera comunità scolastica: Chiara Guerra insegnava storia e geografia all'istituto comprensivo Toniolo e proprio in questi giorni avrebbe dovuto essere in commissione agli esami di terza media.

Il ritrovamento nel fiume Lemene dopo tre giorni di ricerche

La giornata di martedì 16 giugno 2026 ha segnato la svolta delle ricerche. I vigili del fuoco, supportati da sommozzatori arrivati anche da Genova con droni e strumentazione subacquea, avevano ripreso le operazioni alle 8.30 lungo il canale Malgher, l'ultimo tratto d'acqua dove il diciassettenne aveva detto di aver gettato il corpo della zia. Poco prima delle 9.30 la scoperta: il cadavere è stato individuato a diversi chilometri di distanza, nel fiume Lemene, in località Settesorelle, nel territorio di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia. La corrente, particolarmente sostenuta dopo le piogge dei giorni precedenti, aveva spinto la salma molto oltre la zona in cui i soccorritori si erano concentrati nelle prime quarantotto ore. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Venezia e il medico legale per i primi rilievi e per disporre il trasferimento della salma in obitorio, dove verrà eseguita l'autopsia che dovrà chiarire dinamica e numero esatto delle coltellate.

Chi era Chiara Guerra, l'insegnante "colonna" del Toniolo

Chiara Guerra, 53 anni, era una figura molto conosciuta a San Stino di Livenza. Donna riservata, senza figli, viveva da sola e aveva dedicato la propria vita all'insegnamento. Per anni aveva tenuto la cattedra di lettere – italiano, storia e geografia – nelle classi dell'istituto comprensivo Toniolo, dove era considerata una delle docenti più stimate. Il sindaco Gianluca De Stefani l'ha ricordata come una professoressa che aveva "consacrato la sua esistenza agli alunni", cresciuto ed educato intere generazioni di ragazzi del paese. Le colleghe l'hanno descritta come una donna "mai autoritaria, sempre autorevole", che viveva per i suoi studenti. Proprio la sua assenza alla riunione preliminare degli esami di Stato di terza media – appuntamento che non avrebbe mai mancato – aveva fatto scattare l'allarme tra colleghi e parenti, dando il via alle ricerche poi sfociate nella tragica scoperta.

L'omicidio, la confessione del nipote e il movente dell'eredità

La professoressa è stata uccisa giovedì 11 giugno 2026 dal nipote diciassettenne, figlio di un fratello, con cui i rapporti familiari erano da tempo logorati. Il ragazzo, reo confesso, ha raccontato agli inquirenti di aver agito al culmine di una discussione: un rimprovero ricevuto dalla zia avrebbe innescato la reazione violenta. Ma dietro quel pretesto si nasconderebbe un dissidio molto più profondo, legato a una eredità contesa che da mesi alimentava rancori e tensioni tra i due nuclei familiari. Secondo la ricostruzione, il diciassettenne ha colpito la donna con un coltello, poi ha caricato il cadavere su una carriola e lo ha trasportato per circa un chilometro lungo le vie del paese, in pieno giorno, fingendosi sconvolto e mescolandosi tra i passanti, prima di gettarlo nel canale Malgher. Una scena surreale, confermata da diversi testimoni che lo avevano visto spingere la carriola con un involucro coperto da un telo verso il corso d'acqua.

L'inchiesta della procura dei minori di Trieste

Il fascicolo è passato dalla procura di Pordenone, che aveva avviato l'indagine per la scomparsa, a quella dei minori di Trieste, ora competente per la posizione del diciassettenne. Il procuratore di Pordenone Pietro Montrone, prima del passaggio di consegne, ha sottolineato che al momento si esclude il coinvolgimento di terzi nel delitto: il ragazzo avrebbe agito da solo e all'insaputa dei familiari. La svolta investigativa, hanno spiegato gli inquirenti, è arrivata quando sono emersi i gravi dissidi pregressi tra la vittima e l'altro ramo della famiglia. Le testimonianze sul tragitto della carriola verso il canale confermano la versione del diciassettenne, ma l'autopsia sarà ora decisiva per validare definitivamente la ricostruzione fornita dal giovane, attualmente in una comunità per minori in attesa delle decisioni del tribunale.

Il dolore degli studenti e della comunità scolastica

Il messaggio più toccante è arrivato dagli alunni del Toniolo, che proprio in questi giorni stanno affrontando gli esami di terza media senza la loro professoressa. "Continueremo a renderti orgogliosa", hanno scritto i ragazzi in un biglietto diventato simbolo del lutto cittadino, deposto davanti alla scuola insieme a fiori e disegni. Una colonna dell'istituto, l'hanno definita le colleghe, ricordando la passione con cui preparava lezioni e gite. La comunità di San Stino di Livenza – poco più di tredicimila abitanti – si è stretta attorno alla memoria della docente con una fiaccolata silenziosa che si è svolta nei giorni scorsi davanti al municipio. La diocesi e l'amministrazione comunale stanno valutando le modalità delle esequie, che si terranno presumibilmente nei prossimi giorni, dopo gli accertamenti del medico legale e il via libera della procura. Anche l'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto ha espresso cordoglio per la perdita di un'insegnante che, fino all'ultimo, ha messo i suoi studenti al primo posto.

Una tragedia che interroga la scuola e le famiglie

L'omicidio di Chiara Guerra riapre, in modo drammatico, il tema della violenza intrafamiliare con autori giovanissimi, un fenomeno che le cronache italiane registrano con crescente frequenza. Il caso, per l'età dell'indagato e per la freddezza con cui sarebbe stato gestito il post-delitto, è destinato a far discutere a lungo, anche nei consigli di classe e nei collegi docenti che, a fine anno scolastico, si troveranno a riflettere su come la scuola possa intercettare segnali di disagio profondo nei minori. Il diciassettenne, secondo quanto trapelato, frequentava un istituto superiore della zona e non aveva mai mostrato comportamenti tali da destare preoccupazione tra insegnanti e compagni. Resta ora il vuoto lasciato da una professoressa che, per tre decenni, ha rappresentato per centinaia di ragazzi un punto di riferimento educativo nel piccolo comune del Veneto orientale.

Fonti

Lascia un commento