Siena, 'O capitano, mio capitano': gli studenti del Monna Agnese salutano il prof precario Cavalieri

Un'aula del centro di Siena, l'ultimo giorno di scuola, una citazione cinematografica che ha quasi quarant'anni e che continua a far battere il cuore. È bastato un grido — O capitano! Mio capitano! — perché l'istituto Monna Agnese, in via del Poggio 16, diventasse all'improvviso il set di una scena che milioni di italiani hanno visto e rivisto sui social. Protagonista, il professor Francesco Cavalieri, docente precario di italiano e storia, salutato dai suoi studenti di quinta in piedi sui banchi come faceva la classe di John Keating ne 'L'attimo fuggente'.

Cosa è successo l'11 giugno 2026 all'istituto Monna Agnese

La scena si è consumata giovedì 11 giugno 2026, ultimo giorno di lezione prima dell'avvio degli esami di Stato. Cavalieri è entrato in classe come ogni mattina, ignaro di quello che lo attendeva. Una studentessa si è alzata, ha chiamato il suo nome e ha pronunciato la frase-simbolo del film di Peter Weir. Uno dopo l'altro, i compagni sono saliti sui banchi e sulle sedie, in silenzio, fissando il loro insegnante. Il professore, visibilmente commosso, è rimasto immobile per qualche secondo prima di ringraziare la classe.

Il video, ripreso con un cellulare da uno degli studenti e diffuso in rete nelle 48 ore successive, ha rapidamente fatto il giro dei social network, raccogliendo decine di migliaia di condivisioni e riaccendendo il dibattito su un tema dolente della scuola italiana: il precariato dei docenti. Cavalieri, infatti, non ha la cattedra di ruolo. È un supplente, uno dei tanti, e non è affatto detto che a settembre lo ritroveremo nella stessa aula del Monna Agnese.

Chi è il professor Cavalieri e dov'è il Monna Agnese

L'istituto Monna Agnese fa parte dell'Istituto di Istruzione Superiore 'G. Caselli' di Siena e ospita indirizzi tecnici (biotecnologie sanitarie e ambientali) oltre al liceo linguistico. La sede storica si trova in via del Poggio 16, nel cuore della città del Palio, con circa 350 alunni distribuiti su una ventina di classi, secondo i dati pubblicati nel portale Scuola in Chiaro del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Cavalieri, che insegna italiano e storia, ha legato in pochi mesi un rapporto particolare con la sua quinta. I ragazzi raccontano di lezioni vissute più come dialoghi che come interrogazioni, di letture condivise, di un docente capace di spiegare Dante e il Novecento con la stessa naturalezza con cui parla di cronaca contemporanea. Da qui la scelta della citazione: omaggiare un professore che, agli occhi degli studenti, ha incarnato la figura del 'capitano' descritta da Robin Williams in uno dei film più amati dalla scuola italiana.

Da dove viene 'O capitano, mio capitano'

La frase non nasce con il film. È il verso d'apertura di una poesia di Walt Whitman, scritta nel 1865 in memoria del presidente Abraham Lincoln, assassinato pochi giorni dopo la fine della guerra di secessione americana. Il 'capitano' del componimento è proprio Lincoln, il 'vascello' la nazione appena riunificata.

Nel 1989 il regista Peter Weir la riporta al grande pubblico nel film 'L'attimo fuggente' (titolo originale 'Dead Poets Society'), interpretato da Robin Williams nel ruolo del professor John Keating. È la scena finale: gli studenti, contro le imposizioni del preside, si alzano in piedi sui banchi per salutare il loro insegnante allontanato dalla scuola. Una sequenza diventata negli anni un'icona della pedagogia, ripresa nelle aule di tutto il mondo come gesto di gratitudine verso un docente che è riuscito a 'fare la differenza'.

Il precedente di Bari: il liceo Salvemini e il prof Capriati

Quello senese non è un caso isolato. Pochi giorni prima, all'inizio di giugno 2026, un identico tributo era andato in scena al liceo scientifico Salvemini di Bari. Lì i ragazzi avevano salutato il professor Capriati, in procinto di andare in pensione dopo decenni di insegnamento. Anche in quel caso il video era diventato virale, con il docente intervistato da diverse testate e visibilmente emozionato.

Due episodi simili nel giro di una settimana — uno per un pensionamento, l'altro per la fine di un contratto a termine — raccontano molto del rapporto fra studenti e insegnanti in Italia: un legame che spesso resiste alla precarietà, ai trasferimenti, alle riforme. E che proprio nei momenti di addio trova il modo più potente per manifestarsi.

Il nodo del precariato: i numeri della scuola italiana

La vicenda del Monna Agnese ha riacceso i riflettori sul precariato scolastico, che resta una delle questioni aperte più rilevanti del sistema di istruzione italiano. Per l'anno scolastico 2025/2026 i sindacati di categoria parlano di circa 250mila supplenti in servizio nelle scuole statali, fra docenti e personale ATA, con uno scarto significativo rispetto ai dati comunicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito. Uno scontro sui numeri che si trascina da anni, ma che fotografa una realtà chiara: almeno un insegnante su quattro, nelle aule italiane, non ha un contratto a tempo indeterminato.

Il piano assunzioni varato dal governo prevede oltre 58.000 immissioni in ruolo da qui al 2028, ma le organizzazioni sindacali (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda e Anief) ritengono che il numero non basti a colmare la carenza strutturale, soprattutto sul sostegno e nelle regioni del Nord. Per il 2025/2026 il Ministero ha previsto circa 41.000 nuove assunzioni a tempo indeterminato, una cifra inferiore alle aspettative iniziali e ai posti effettivamente vacanti in organico.

I supplenti, intanto, vivono ogni estate la stessa altalena: graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), interpelli, accettazioni informatizzate, trasferimenti possibili da un capo all'altro d'Italia. Il professor Cavalieri, secondo le notizie circolate sulla stampa locale senese, rientra in questa categoria: prestazione apprezzata, riconoscimenti dagli studenti, ma nessuna garanzia di tornare alla stessa cattedra dopo l'estate.

Perché un video commuove tutta Italia

La forza di episodi come quello del Monna Agnese sta in un paradosso: una citazione cinematografica del 1989, ispirata a una poesia del 1865, riesce nel 2026 a riportare al centro del discorso pubblico una questione concreta come la stabilità del lavoro nella scuola. Gli studenti, alzandosi sui banchi, non hanno semplicemente salutato un professore: hanno detto, con un gesto pubblico, che la qualità di un insegnante non dipende dal tipo di contratto.

Per dirigenti, docenti e famiglie il messaggio è duplice. Da un lato il riconoscimento che il rapporto educativo, quando funziona, lascia tracce profonde negli studenti. Dall'altro la fotografia di un sistema in cui i 'capitani' più amati sono spesso quelli che a settembre potrebbero trovarsi in un'altra scuola, in un'altra città, o addirittura senza un incarico. Il caso di Siena, come quello di Bari, parla anche per loro: i centinaia di migliaia di docenti precari che ogni anno cambiano scuola, classe, indirizzo, e che spesso non possono permettersi di costruire con i ragazzi quel rapporto pluriennale che a parole tutti riconoscono come fondamentale.

Cosa succederà al Monna Agnese a settembre

Per ora, all'istituto senese, restano le immagini di quel saluto e i ringraziamenti del professore alla sua classe. Gli studenti di quinta, fra pochi giorni, affronteranno gli esami di Stato e poi si separeranno. Il professor Cavalieri, invece, dovrà attendere — come tutti i supplenti — i bollettini di assegnazione degli Uffici Scolastici Territoriali e le convocazioni dalle GPS. Solo a fine agosto si saprà se la sua 'cattedra dei capitani' avrà un seguito a Siena o se traslocherà altrove.

Nel frattempo, una certezza c'è: la scena dei banchi del Monna Agnese è destinata a entrare nella memoria collettiva di una generazione di studenti. E a ricordare, a chi governa la scuola, che dietro ogni numero del precariato c'è un nome, una classe, una storia.

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