Il caso dello striscione 'L'Italia agli italiani' esposto da due studenti del liceo classico Vincenzo Monti di Cesena ha fatto un salto di scala. Da episodio scolastico locale è diventato, nel giro di pochi giorni, un simbolo politico nazionale: sabato 14 giugno 2026, durante l'assemblea costituente di Futuro Nazionale (il nuovo partito di Roberto Vannacci), il deputato Rossano Sasso è salito sul palco insieme ad alcuni ragazzi che reggevano proprio quello striscione, lanciando una proposta destinata a far discutere ancora a lungo: riproporlo a settembre, all'inizio dell'anno scolastico, in tutte le scuole italiane. A tre giorni dall'avvio dell'esame di Stato, che vedrà impegnati anche i due maturandi sanzionati, la polemica non si placa e si intreccia con la nascita del nuovo soggetto politico della destra radicale.
Cosa è successo al liceo Monti di Cesena
I fatti risalgono a sabato 6 giugno 2026, ultimo giorno di scuola. Durante la festa di fine anno, due studenti del liceo classico Monti hanno affisso a una finestra dell'istituto uno striscione con la scritta 'L'Italia agli italiani'. Secondo le ricostruzioni emerse sulla stampa nazionale, alcuni ragazzi avrebbero anche intonato cori riconducibili alla X Mas. Il consiglio di classe ha deciso una doppia sanzione: 6 in condotta, con effetti sul credito scolastico in vista della Maturità , e l'obbligo di redigere una tesina riparatoria incentrata sulle leggi razziali, sulla Giornata del Ricordo e sul saggio 'Gli africani siamo noi' del genetista Guido Barbujani.
I docenti del Monti hanno chiarito che lo striscione e il messaggio che recava sono stati rimossi nell'immediato grazie all'intervento degli stessi studenti e degli insegnanti presenti, che hanno reagito non appena hanno realizzato cosa stava accadendo. Una precisazione importante per inquadrare l'episodio: non un'iniziativa concordata o tollerata dalla scuola, ma un gesto individuale ricondotto rapidamente nei ranghi della comunità scolastica. Sul fronte locale è scattata subito la condanna politica: l'assessora alla scuola del Comune di Cesena, Elena Baredi, ha parlato di 'offesa all'intera città ', con ferme prese di posizione anche da Partito Democratico, Fondamenta-Avs e Cgil.
L'intervento di Valditara: 'Discrepanza tra regole violate e punizione'
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, dalle colonne de Il Giornale. Pur premettendo di non avere alcun potere per intervenire sulle decisioni del consiglio di classe, il ministro ha avanzato una valutazione personale netta: occorre chiedersi se il 6 in condotta sia stato dato per aver violato il regolamento d'istituto affiggendo uno striscione non autorizzato, oppure per stigmatizzare il contenuto del manifesto.
Valditara ha sostenuto che la frase 'L'Italia agli italiani' di per sé non ha contenuto razzista, ricordando come si tratti di una sintesi del pensiero di Mazzini, presente testualmente anche in Carducci ('Rendiamo l'Italia agli italiani') e utilizzata negli anni dalla Destra di Storace, dalla Lega e da Fratelli d'Italia. Ha aggiunto che italiani sono ormai anche i cittadini di seconda generazione, e che oltre il 5% della popolazione ha origini straniere. Il punto critico, per il ministro, sta nei temi della tesina assegnata: leggi razziali, Giornata del Ricordo, il libro di Barbujani che si rifà alle conclusioni di genetisti come Luigi Cavalli Sforza sulla non esistenza di una razza italica. Per Valditara questo lascia intendere che l'oggetto della censura sia il contenuto dello striscione, non la violazione formale del regolamento, con una discrepanza tra regole violate e punizione assegnata. L'Ufficio scolastico regionale ha chiesto chiarimenti alla dirigente scolastica.
Lo striscione sul palco di 'Futuro Nazionale'
La svolta nazionale è arrivata sabato 13 e sabato 14 giugno 2026, con l'assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Il deputato Rossano Sasso, che ha lasciato la Lega per aderire al nuovo soggetto politico, ha portato sul palco lo striscione del Monti retto da alcuni ragazzi, trasformando di fatto la sanzione di Cesena in un manifesto da campagna identitaria. La proposta lanciata da Sasso è esplicita: chiedere a tutti gli studenti delle scuole italiane di esporre lo striscione 'L'Italia agli italiani' a settembre, all'inizio del nuovo anno scolastico, e di cantare l'inno di Mameli.
Già nei giorni precedenti Sasso aveva manifestato 'solidarietà agli studenti di Cesena e agli studenti di tutta Italia vittime della prepotenza di docenti e dirigenti scolastici di sinistra'. Vannacci, dal palco della costituente, ha rivendicato la linea: 'Non ci vergogniamo di dire l'Italia agli italiani' e ha rilanciato la formula 'Siamo la feccia, fieri di esserlo' diventata uno dei marchi di fabbrica del suo posizionamento politico. Sul fronte governativo si era già schierato anche il vicepremier Matteo Salvini, che in un post pubblicato l'11 giugno aveva difeso i ragazzi scrivendo che non c'è niente di male a dire 'L'Italia agli italiani'.
Il presidio del 20 giugno e la mobilitazione cittadina
A Cesena la mobilitazione si sviluppa su due binari opposti. Da un lato, è stato annunciato un presidio di solidarietà agli studenti del Monti per sabato 20 giugno 2026, dalle 10 alle 12, nella piazzetta antistante il liceo, in zona stazione. Gli organizzatori, in un volantino diffuso sui social, parlano di un'iniziativa pacifica 'per la libertà di espressione e di pensiero, contro provvedimenti esagerati che limitano il dialogo e la partecipazione'.
Dall'altro lato, il centrosinistra ha scelto la strada del confronto pubblico sui temi della scuola: l'assessora Baredi e la deputata Irene Manzi, responsabile nazionale del Pd sulla scuola, partecipano a un dibattito sulle proposte scolastiche del partito. Nel frattempo, un gruppo di insegnanti del liceo scientifico Righi ha inviato un attestato di solidarietà ai colleghi del Monti, mossa che ha provocato la reazione critica del sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, secondo cui il libero pensiero sarebbe stato 'calpestato dal pregiudizio ideologico'. Sulla scena è entrata anche la deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare definendo le sanzioni 'sproporzionate, inique e ideologiche', lontane dai principi di proporzionalità , gradualità e finalità educativa che dovrebbero guidare ogni intervento disciplinare.
La voce degli studenti sanzionati
Uno dei due ragazzi puniti ha rotto il silenzio in un'intervista alla stampa locale, definendo il gesto 'spontaneo' e rivendicando che 'il razzismo non c'entra'. Nei giorni successivi è emerso che il 6 in condotta sarebbe riconducibile non solo all'episodio dello striscione, ma anche a una serie di note accumulate negli anni scolastici precedenti. Una circostanza che ha alimentato un'ulteriore polemica sulla privacy degli studenti e sulla diffusione di informazioni riservate riguardanti il loro percorso scolastico.
Una Maturità sotto i riflettori
Il 18 giugno 2026 prenderà il via l'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo. Tra i candidati ci saranno anche i due studenti al centro del caso, che si presenteranno alle prove con un 6 in condotta destinato a incidere sul credito scolastico e con l'obbligo della tesina riparatoria sui temi storici e scientifici indicati dal consiglio di classe.
Il rischio, per il liceo Monti, è di trasformarsi in un caso simbolico ben oltre i confini cittadini. Da un lato la scuola, chiamata a difendere l'autonomia delle proprie scelte disciplinari e la coerenza del proprio Patto educativo; dall'altro l'agenda politica della destra radicale, che dopo l'iniziativa di Sasso e Vannacci punta apertamente a rilanciare lo slogan 'L'Italia agli italiani' nelle scuole italiane dal prossimo settembre. Una vicenda che intreccia libertà di espressione, autorità scolastica, responsabilità educativa e uso politico dei luoghi di formazione: nodi destinati a non sciogliersi nel breve periodo, neanche dopo la consegna dei diplomi.
