Parte sabato 13 giugno 2026 lo sciopero breve nazionale degli scrutini finali proclamato dalla FLC CGIL nei soli istituti tecnici. Una mobilitazione che si protrarra' fino a domenica 21 giugno e che cade nel momento piu' delicato dell'anno scolastico, a cinque giorni esatti dall'avvio della Maturita' 2026, fissata per giovedi' 18 giugno. I docenti incroceranno le braccia per un'ora durante le operazioni di scrutinio, in segno di protesta contro la riforma dell'istruzione tecnica firmata dal ministro Giuseppe Valditara, considerata penalizzante per la didattica e per gli organici.
Cosa prevede l'agitazione: nove giorni di sciopero breve
L'iniziativa, comunicata formalmente il 3 giugno 2026, riguarda il personale docente delle scuole secondarie di secondo grado che includono percorsi di istruzione tecnica. Si tratta di uno sciopero breve, di un'ora, da effettuare durante le riunioni di scrutinio finale: una formula che non blocca a tappeto le operazioni, ma che puo' rallentarle in modo significativo nelle scuole con alta adesione. La particolarita' di questa protesta e' che non segue un orario fisso e uguale per tutti gli istituti: ogni docente puo' aderire nella seduta di scrutinio della propria classe.
Restano esclusi gli scrutini propedeutici agli esami conclusivi dei cicli di istruzione, cioe' quelli delle classi terze della secondaria di primo grado e, soprattutto, quelli delle quinte superiori. Una scelta obbligata: la normativa che disciplina lo sciopero nei servizi pubblici essenziali considera gli scrutini delle classi terminali una prestazione indispensabile per garantire la regolare partenza dell'esame di Stato. Le quinte, quindi, non potranno slittare. Diverso il discorso per le altre classi, dove l'astensione puo' incidere in maniera concreta sui tempi di chiusura dell'anno scolastico.
Le ragioni della protesta: la riforma dei tecnici nel mirino
Il bersaglio dichiarato e' il riordino degli istituti tecnici. La FLC CGIL ritiene che la riforma penalizzi la didattica e gli organici, con ricadute pesanti sulla qualita' dell'offerta formativa e sul lavoro di docenti e ATA. Le critiche, raccolte da numerose scuole, riguardano in particolare il ridimensionamento di insegnamenti di cultura generale e di materie professionalizzanti, oltre a una prevista contrazione dei posti di lavoro.
Il sindacato chiede al Ministero dell'Istruzione e del Merito il ritiro o il rinvio dell'attivazione della riforma e l'apertura di un confronto vero con le parti sociali. La protesta degli scrutini e' il punto piu' alto di una vertenza che si trascina da mesi: a maggio cortei studenteschi e docenti avevano gia' attraversato diverse citta', da Torino a Roma, e la mobilitazione si era allargata anche ad altre sigle sindacali.
Sull'altro fronte, il ministro Valditara ha piu' volte ribadito la volonta' di attuare la riforma nel dialogo, rivendicando un percorso di ammodernamento dell'istruzione tecnica considerato necessario per allineare l'offerta formativa alle richieste del mercato del lavoro. I sindacati, di contro, parlano di un intervento che taglia la cultura di base e riduce gli spazi della formazione generale.
Chi puo' aderire e quali sono le regole
L'astensione e' riservata ai docenti in servizio nelle scuole secondarie di secondo grado del settore tecnico, inclusi gli istituti di istruzione superiore che ospitano al loro interno percorsi tecnici. Sul piano procedurale, la normativa stabilisce alcuni paletti chiari:
- il docente non e' obbligato a comunicare in anticipo la propria decisione di aderire allo sciopero;
- ogni insegnante puo' liberamente scegliere se dichiarare l'adesione, comunicare di non aderire o non esprimersi affatto;
- la trattenuta sullo stipendio e' proporzionata all'ora di mancata prestazione lavorativa;
- il dirigente scolastico ha l'obbligo di garantire la conclusione degli scrutini delle quinte entro i termini utili alla Maturita'.
Nei fatti, la protesta puo' tradursi in sedute di scrutinio rinviate o sospese per un'ora e poi riprese, oppure in slittamenti di qualche giorno per le classi non terminali. Spettera' ai dirigenti scolastici riorganizzare i calendari, anche durante il fine settimana, per evitare ricadute sull'avvio delle prove scritte.
Il nodo Maturita' 2026: cosa rischiano gli studenti
La preoccupazione di famiglie e studenti e' inevitabile, ma la cornice normativa offre garanzie precise. La Maturita' 2026 si aprira' giovedi' 18 giugno alle 8:30 con la prima prova scritta di italiano, della durata di sei ore, seguita venerdi' 19 giugno dalla seconda prova. Il calendario e' stato fissato dall'ordinanza ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026 e coinvolgera' oltre 500 mila studenti in tutta Italia.
Gli scrutini delle classi quinte, quelli che determinano l'ammissione all'esame di Stato e l'attribuzione del credito scolastico, sono considerati prestazioni indispensabili e non possono essere bloccati o rinviati in modo da pregiudicare l'inizio delle prove. Per gli studenti delle quinte, dunque, lo sciopero non dovrebbe tradursi in disagi diretti sul fronte dell'ammissione. Diverso il discorso per le altre classi, dove possibili ritardi nella pubblicazione degli esiti e nei tabelloni potrebbero protrarsi nei giorni successivi al 21 giugno.
Il precedente dell'Aldini di Bologna
La protesta nazionale arriva sulla scia del caso dell'istituto Aldini di Bologna, dove pochi giorni fa i docenti hanno bloccato gli scrutini in 23 classi su 32 proprio in segno di opposizione alla riforma. Quella mobilitazione, gestita con strumenti diversi rispetto allo sciopero formale, ha rappresentato un campanello d'allarme per il Ministero e ha contribuito a innalzare il livello dello scontro.
Il modello bolognese ha fatto da apripista a un'ondata di proteste che ora si struttura in una mobilitazione sindacale ufficiale, con tanto di volantini distribuiti nelle scuole e indicazioni operative per i docenti. La FLC CGIL punta a una partecipazione ampia e visibile, anche per costringere il governo a riaprire il dossier prima dell'avvio del prossimo anno scolastico.
Cosa succede ora: i prossimi nodi sui tavoli dei dirigenti
Nel fine settimana tra il 13 e il 14 giugno 2026 i dirigenti scolastici dovranno fare i conti con un quadro complesso: garantire l'ordinaria amministrazione delle quinte, gestire eventuali adesioni nelle altre classi e organizzare la macchina logistica della Maturita' che parte il 18 giugno. Nelle scuole con alta sindacalizzazione, le sedute di scrutinio potrebbero allungarsi oltre i tempi previsti, con conseguenze sull'esposizione dei tabelloni e sulla comunicazione degli esiti alle famiglie.
Lo sciopero si concludera' domenica 21 giugno 2026, ma il suo significato politico va oltre le nove giornate di mobilitazione: e' un segnale chiaro al Ministero che la partita sulla riforma dei tecnici non e' affatto chiusa. E che la frattura tra governo e mondo della scuola, a ridosso degli esami, rischia di trasformarsi nel tema caldo dell'estate scolastica.
