Maturità 2026, caos commissioni alla vigilia: pioggia di rinunce, USR a caccia di sostituti con i MAD

A meno di 48 ore dalla prima prova scritta, l'esame di Stato del secondo ciclo si trova alle prese con un problema antico che si ripresenta puntuale: la fuga di presidenti e commissari esterni. Mentre le commissioni si insediano in seduta plenaria martedì 16 giugno 2026 alle 8.30, diversi Uffici scolastici regionali sono già al lavoro per individuare i sostituti necessari a garantire il regolare avvio degli scritti. La prima prova di italiano è in calendario per giovedì 18 giugno 2026, ma in molte province la macchina organizzativa scricchiola sotto il peso di una raffica di rinunce dell'ultimo minuto.

Cosa sta succedendo nelle commissioni

Il copione è quello che si ripete ogni anno, ma con un'intensità crescente. Subito dopo la pubblicazione delle nomine, avvenuta a inizio giugno tramite il portale POLIS del Ministero dell'Istruzione e del Merito, hanno cominciato ad arrivare le prime comunicazioni di indisponibilità: certificati medici, gravi motivi familiari, impedimenti documentati. Gli USR, per legge, devono verificare la fondatezza di ogni rinuncia con immediati accertamenti, ma quando l'assenza è giustificata scatta la procedura di sostituzione.

Le regole sono chiare: la sostituzione dei presidenti e dei commissari esterni è disposta dall'Ufficio scolastico regionale, mentre per coprire i buchi non risolvibili con le graduatorie ordinarie si fa ricorso ai cosiddetti modelli MAD, le domande di messa a disposizione che i docenti precari inviano direttamente alle scuole o agli USR. Una procedura nata come strumento residuale che, di fatto, è diventata negli ultimi anni un canale strutturale per chiudere le commissioni in tempo utile.

Chi può candidarsi con la MAD

La possibilità di presentare una domanda di messa a disposizione per sostituire commissari o presidenti assenti è riservata principalmente ai docenti precari che non avessero l'obbligo di presentare istanza per gli esami di Stato o che, pur potendolo fare, non se ne siano avvalsi. L'obiettivo degli Uffici scolastici è costruire elenchi di insegnanti pronti a entrare in commissione nel giro di poche ore, in caso di rinuncia o assenza improvvisa di un componente nominato.

Alcuni USR fissano una data ultima per la presentazione delle MAD, altri lasciano la finestra aperta per tutta la durata della sessione d'esame. Le nomine prendono come punto di riferimento la sede dell'Ufficio scolastico che dispone l'incarico o una sede scolastica vantaggiosa per l'amministrazione, criterio che riduce i costi della trasferta ma allunga i tempi di reperimento dei profili giusti, soprattutto per le materie meno diffuse.

Perché tanti dicono no: i compensi fermi al 2007

Le motivazioni che spingono presidenti e commissari a rinunciare non sono soltanto sanitarie. Sul tavolo c'è una questione economica che si trascina da quasi vent'anni: i compensi degli esami di Stato sono ancora regolati dal decreto interministeriale del 24 maggio 2007, mai aggiornato nonostante l'inflazione e i mutamenti normativi che hanno ridisegnato l'esame.

Le cifre, lorde, sono note: il presidente di commissione percepisce un compenso base di 1.249 euro, i commissari esterni 911 euro, mentre i commissari interni si fermano a 399 euro, meno della metà rispetto ai colleghi esterni. A questi importi si aggiungono i rimborsi per la distanza, calcolati sui tempi di percorrenza con i mezzi pubblici extraurbani; per la tassazione, il prelievo si applica solo sulla parte eccedente 46,48 euro giornaliere. In caso di esami preliminari, il quadro C della tabella allegata al decreto del 2007 prevede 15 euro per ciascuna materia e per ciascun candidato, fino a un tetto massimo di 840 euro.

Il risultato? Cifre che, depurate dall'inflazione accumulata in diciannove anni, valgono in termini reali sensibilmente meno di quelle previste all'epoca. Per molti docenti, in particolare per i presidenti chiamati a coordinare i lavori e a firmare ogni atto, il rapporto fra carico di lavoro, responsabilità e retribuzione è ormai considerato fuori mercato.

Il quadro della riforma: meno commissari, più formazione

La cornice generale è quella tracciata dal decreto legge n. 127 del 9 settembre 2025, convertito in legge il 28 ottobre successivo, che ha riformato l'esame di Stato del secondo ciclo. La novità più visibile riguarda la composizione delle commissioni, ridotte a cinque membri: due interni, due esterni e un presidente esterno. Contestualmente, sono state stanziate nuove risorse per la formazione dei commissari, pari a 3 milioni di euro per il 2026 e 11 milioni per il 2027.

L'ordinanza ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026, all'articolo 17, ha poi fissato il calendario operativo dell'esame: plenaria martedì 16 giugno, prima prova scritta giovedì 18 giugno alle 8.30, seconda prova venerdì 19 giugno, eventuale terza prova giovedì 25 giugno per gli indirizzi che la prevedono, colloqui orali a partire da lunedì 22 giugno e sessione suppletiva a luglio. Un cronoprogramma serrato, che lascia poco margine agli USR per gestire le emergenze dell'ultimo minuto.

La corsa contro il tempo degli Uffici scolastici

Nelle ultime giornate utili prima dell'insediamento, gli USR di diverse regioni hanno pubblicato avvisi pubblici per raccogliere le MAD ancora disponibili, sollecitando i docenti interessati a inviare la propria candidatura specificando classe di concorso, titoli e disponibilità a spostarsi. In molte province, le sostituzioni più complesse riguardano i presidenti di commissione: il ruolo richiede infatti requisiti specifici, tra cui l'anzianità di servizio come dirigente scolastico o come docente di scuola secondaria di secondo grado con un certo numero di anni di insegnamento.

Le rinunce, in base alla normativa, sono ammesse solo per gravi motivi documentati: malattie certificate, lutti, impedimenti seri che vengono sottoposti agli accertamenti immediati dell'Ufficio scolastico regionale. Chi rinuncia senza giustificato motivo rischia conseguenze disciplinari, oltre alla mancata corresponsione del compenso. Eppure, l'ondata di defezioni di quest'anno sembra confermare una tendenza strutturale: l'esame di Stato non riesce più ad attrarre quei docenti che, fino a una decina di anni fa, vivevano la nomina come un riconoscimento professionale e un'occasione di esperienza.

Cosa aspettarsi nelle ore della plenaria

L'insediamento del 16 giugno è il momento in cui la commissione, riunita al completo, prende formalmente in carico i propri lavori: si nominano il vicepresidente e il segretario verbalizzante, si esaminano i documenti del 15 maggio elaborati dai consigli di classe, si definiscono i criteri di correzione e di valutazione delle prove scritte e si calendarizzano i colloqui orali. È in questa sede che, se mancano componenti, la commissione segnala formalmente l'assenza all'USR, attivando la procedura di sostituzione.

Per le famiglie e per gli oltre cinquecentomila candidati attesi davanti alle commissioni, la macchina dovrebbe comunque garantire il regolare avvio delle prove. Le rinunce, per quanto numerose, non hanno finora messo in discussione lo svolgimento del calendario. Il vero nodo, quello dei compensi e dell'attrattività del ruolo, resta però sul tavolo del Ministero: senza un aggiornamento delle tabelle del 2007, è facile prevedere che il film del giugno 2026 si replicherà identico nelle prossime sessioni d'esame.

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